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Detenuto ucraino chiede la grazia a Mattarella per andare a combattere in patria

Nel 2019 l'uomo è stato condannato in via definitiva a 23 mesi per contrabbando di sigarette. L'avvocato: "Sente il bisogno di difendere la sua nazione"

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ROMA – Chiede la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il detenuto ucraino Stepan G., condannato in via definitiva il 28 novembre 2019 a 23 mesi di detenzione per contrabbando di sigarette, e oggi ristretto nel penitenziario di Verona. “Stepan vuole tornare in patria e combattere contro l’invasore russo“, spiega il suo difensore, l’avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere penali del diritto europeo e internazionale, che ha curato la relativa pratica.

“Stepan non può accedere alla misura alternativa alla detenzione in quanto sprovvisto di domicilio. E, allo stesso modo, non può essere espulso perché in possesso di doppio passaporto – ucraino e rumeno – e i trattati comunitari impediscono di allontanare un cittadino europeo da un Paese membro”.

“Dal 24 febbraio scorso, data di inizio delle operazioni belliche in Ucraina, il mio assistito sente il bisogno di unirsi ai suoi connazionali per poter difendere la propria nazione. D’altronde, lo stesso presidente Volodymir Zelensky ha invitato tutti gli ucraini, abili e arruolabili, a impugnare le armi e a prendere parte alla resistenza“.

Il legale prosegue: “La richiesta di grazia al capo dello Stato italiano nasce da una motivazione non solo politica, ma esistenziale e, oserei dire, quasi spirituale. Il reato per il quale è stato condannato Stepan non desta alcun allarme sociale, e la sua condotta carceraria è stata fino ad oggi irreprensibile. Consentirgli di ritornare in patria è un atto di giustizia che, in questo momento storico, assume un valore che va ben oltre la semplice liberazione anticipata di pochi mesi. Confidiamo nella saggezza e nel coraggio del presidente Mattarella”.

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2022-03-19T15:48:21+02:00