Coronavirus, Acer: “Allarme cantieri, governo dia la sospensione dei lavori”

Ecco l'intervista Nicolo' Rebecchini, presidente di Acer, Associazione dei costruttori edili di Roma, raccolta dall'agenzia Dire.
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ROMA – Sospensione dei cantieri e, quando l’emergenza sara’ finita, procedure alleggerite dal peso della burocrazia. Perche’ “altrimenti il Coronavirus rischia di essere il colpo di grazia” di una categoria, quella dei costruttori, “in crisi da dieci anni, soprattutto le piccole e medie imprese”. Ecco l’intervista Nicolo’ Rebecchini, presidente di Acer, Associazione dei costruttori edili di Roma, raccolta dall’agenzia Dire.

– Qual e’ la situazione dell’edilizia in questa emergenza sanitaria?

“Il nostro settore si trova fortemente in crisi ed e’ fortemente danneggiato dal Coronavirus. Siamo costretti, nostro malgrado, a dover ricorrere a una serie di azioni che rischiano di non farci piu’ lavorare. Il settore risente fortemente della tutela che dobbiamo mettere tutti in merito al problema sanitario. I cantieri stanno chiudendo, tranne rare eccezioni non abbiamo le condizioni per poter proseguire. Questo e’ un problema grave per l’economia di Roma e della provincia, ed e’ gravissimo anche in un’ottica futura per una categoria che ormai da dieci anni sconta una crisi fortemente impattante sul territorio”.

– Quali sono i numeri di questo allarme?

“Stiamo mappando il territorio, per quanto possibile, tramite il nostro sistema, seguendo anche le indicazioni del ministro De Micheli. Avendo fatto partire una richiesta alle aziende da ieri e tenendo conto che lo stop di fatto si e’ verificato da martedi’ scorso, quindi una settimana, il risultato a oggi e’ che su una ventina di aziende chiamate con circa 110 cantieri aperti, 85 di questi sono stati sostanzialmente chiusi, dunque l’85%. C’e’ un 12-13% di cantieri che lavorano in grande difficolta’, quindi vanno verso la chiusura, mentre la parte restante continua a lavorare si sono messe in atto delle condizioni per i cantieri di assoluta emergenza, come il pronto intervento con gli enti erogatori o situazioni di rischio per cui il sistema impresa viene chiamato a intervenire. La situazione e’ tragica e siamo fortemente preoccupati, perche’ il settore non e’ stato considerato come uno di quelli fortemente danneggiati dall’emergenza sanitaria”.

– Come giudica le misure contenute nel decreto Cura Italia?

“Il decreto Cura Italia cerca di mettere una serie di toppe e intervenire su chi sta in prima linea. Al nostro settore non e’ dedicato nulla, poco o nulla. È vero che si e’ iniziato a prendere in esame il problema, ma sul settore ancora non c’e’ nulla”.

– Quali sono le richieste della categoria al Governo?

“La richiesta prioritaria e’ che da parte delle stazioni appaltanti si conceda la sospensione dei lavori. Il governo deve comprendere che la richiesta di sospensione dei cantieri per cause di forza maggiore, dunque che non implica nulla in termini economici per la stazione appaltante e dunque per lo Stato, deve poter essere data. Non si puo’ continuare a portare avanti un cantiere a scartamento ridotto, con 30 operai quando ne servirebbero cento. Non si tratta solo degli impiegati, ma anche degli impiegati, dei funzionari e dei dirigenti che hanno difficolta’ a raggiungere il posto di lavoro in modo idoneo. Un sistema in crisi da dieci anni non ha alcun interesse a sospendere i lavori, eppure lo richiediamo fortemente. Non possiamo essere noi a dettare una chiusura che ci potrebbe esporre al rischio di richieste di danni. Questo per l’immediato. Per quanto riguarda il post emergenza, vorremmo guardare al futuro con maggiore ottimismo, ma e’ necessario rendersi conto che sono necessarie misure non solo in termini di nuove risorse, ma anche di alleggerimento della burocrazia. Questa e’ la speranza, altrimenti abbiamo paura che il Coronavirus possa essere il colpo finale per la piccola e media impresa edilizia”.

– Per quanto riguarda Roma, l’Acer sta dialogando con il Campidoglio circa la crisi del settore?

“Ci siamo attivati con il Comune di Roma e si e’ attivata anche la Camera di commercio, a cui abbiamo affidato le nostre istanze che riguardano tutta la filiera, dalle maestranze ai dirigenti. Con il Comune stiamo dialogando e abbiamo gradito l’allungamento dei termini per la presentazione delle offerte delle nuove gare d’appalto indette da Roma Capitale. Dall’altra parte ci auguriamo e stiamo chiedendo all’amministrazione che nel momento in cui si potra ripartire, si sia tutti pronti ai blocchi di partenza, che vuol dire mettere in atto nuove procedure di appalto per i tanti fondi stanziati dal Comune per la manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio comunale, affinche’ al momento della partenza quanto prima questi fondi atterrino sul territorio. Poi, se, d’intesa con stazione appaltante e l’impresa, ci sono le condizioni per aprire dei nuovi cantieri perche’ no, ma ci devono essere amministrazione, impresa e maestranze. Mi sembra che in questa chiave il Comune stia dialogando con chi potrebbe aprire dei cantieri provenienti da vecchie gare”.

– Qual e’ il messaggio che vuole mandare alle imprese associate ad Acer in questo momento di difficolta’?

“In questi giorni insieme a tutte le strutture del sistema associativo nazionale e locale siamo presenti e affianchiamo le imprese, ne raccogliamo le istanze e le promuoviamo al governo. Dobbiamo essere ottimisti. Le proposte non possono piu’ essere messe all’interno del gioco della politica, perche’ il sistema deve ripartire. Tutti si sono resi conto che il cambiamento di marcia necessario sara’ notevole. Resistiamo, siamo positivi e facciamo attenzione in questo momento, ma non pensiamo che sia tutto finito. La macchina ripartira’. I tempi migliori sono sempre arrivati dopo un periodo di grandissima crisi”.

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19 Marzo 2020
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