L’Algeria dalla piazza ai social: “Restate a casa”

Il video appello: "Non riguarda solo il nostro Paese, ma la salute del mondo intero"
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ROMA – “I casi di coronavirus in Algeria stanno aumentando e così cresce anche la preoccupazione: il governo dice che la situazione è sotto controllo ma sappiamo che, se dovesse scoppiare un’epidemia, non avremmo la forza di combatterla come sta facendo l’Italia. Mancano tante cose, come respiratori polmonari e i letti per la terapia intensiva. Per questo abbiamo lanciato una campagna social: dobbiamo convincere le persone a restare a casa”. Lamine Zellag è un giovane di Algeri che collabora con Sidra, associazione che propone percorsi di formazione e attività sotto il segno della “cittadinanza globale”.

Al telefono con l’agenzia Dire racconta ansie e timori nel terzo Paese d’Africa più colpito dal Covid-19 dopo Egitto e Sudafrica: 82 al momento i contagi confermati, otto i morti. Il governo ha reagito sospendendo il campionato di calcio, chiudendo le scuole e i luoghi religiosi e blindando le frontiere coi Paesi africani ed europei. “E’ un bene – dice Zellag – perché durante la pausa scolastica di primavera (da oggi 19 marzo al 5 aprile, ndr) molti ne avrebbero approfittato per andare in Francia o viceversa”. I vecchi legami coloniali contribuiscono al fatto che l’Algeria sia il secondo Paese più visitato dai francesi. Nel 2019, secondo stime ufficiali, 4 milioni di persone hanno lasciato la Francia per far visita a parenti e amici o per motivi di lavoro o vacanza. Ma ora anche la Francia si appresta a fare i conti con l’epidemia: secondo Zellag, “limitare i viaggi è fondamentale”. Ma la sfida per contenere i contagi nel Paese nordafricano deve fare i conti con una dimensione in più: quella dell’Hirak, il movimento popolare che si è formato un anno fa e che ha portato alla fine del governo del presidente Abdelaziz Bouteflika. Dal 22 febbraio 2019, ogni venerdì migliaia di algerini sono scesi in strada in tante località del Paese per chiedere riforme democratiche ed economiche. Anche ora in tanti vorrebbero continuare.

Il governo ha chiesto ai manifestanti di fermarsi per contenere la diffusione del virus ma c’è chi si oppone: temono che sia un modo per sabotare l’Hirak” spiega Zellag, un sostenitore del movimento. “In tempi di pandemia, però, bisogna fermarsi. È questione di vita o di morte. Inoltre non riguarda solo il nostro Paese, ma la salute del mondo intero“. Da qui, l’idea di Sidra di realizzare un video informativo in collaborazione con un’altra ong locale impegnata in ambito medico-sanitario, Medsa-Al Jazeir. Disponibile da oggi sui social un filmato di quattro minuti in cui Ouali Mourad, medico specializzato in rianimazione, spiega in arabo che cos’è il coronavirus, come si contrae, quali sintomi aiutano a riconoscerlo e qual è il decorso della malattia. Quindi illustra le precauzioni per limitare il contagio. “Evitate luoghi affollati come mercati, centri commerciali o ospedali. Siamo in guerra contro un nemico sconosciuto” dice il medico, che conclude con un appello: “Aiutate il personale medico-sanitario restando a casa. Non uscite se non per motivi necessari. Se siamo solidali, ce la possiamo fare”.

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19 Marzo 2020
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