Addio a Betty Williams, Bardi: “La Basilicata perde una figlia adottiva”

Il premio Nobel per la pace era anche presidente della Fondazione città della pace per i bambini Basilicata
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

POTENZA – “Con la scomparsa di Betty Williams, premio Nobel per la pace, la Basilicata perde una sua figlia adottiva, una delle protagoniste della storia più recente della regione e una delle testimoni più autorevoli delle lotte civili a difesa dei più deboli”. Lo afferma il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi nell’apprendere della improvvisa scomparsa ieri a Belfast di Betty Williams, presidente della Fondazione città della pace per i bambini Basilicata.

“Sono davvero molto addolorato per questa notizia – ha detto Bardi – perchè Betty Williams voleva molto bene alla Basilicata. Un affetto che non si è manifestato solo a parole, ma con una sua costante presenza nella nostra regione”. Il presidente della Regione ricorda la “felice” intuizione di realizzare a Scanzano Jonico la città della pace per i più piccoli fuggiti dalle zone di guerra, l’impegno a portare a Matera il Dalai Lama, la scelta della città dei Sassi per lanciare insieme a Sharon Stone una raccolta fondi a favore dei più deboli.

“Non è solo la Basilicata – ha aggiunto Bardi – che perde una protagonista delle lotte civili, ma è il mondo intero a piangere per la sua scomparsa, voglio pertanto esprimere il dolore di tutti i lucani che in Betty Williams hanno sempre visto un faro in grado di illuminare i problemi dei più deboli”. Il governatore lucano annuncia che la Regione Basilicata le renderà onore attivando altre misure “perchè nessuno resti solo soprattutto in un periodo di grave emergenza come quello che tutto il mondo sta vivendo in queste ore”.

 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

19 Marzo 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»