FOTO | VIDEO | Dai record a un solo volo: con il Covid-19 l’aeroporto Marconi aspetta e spera

L'aeroporto di Bologna appare completamente deserto: lo scalo è stato mantenuto aperto, ma l'operatività è ridotta all'osso
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BOLOGNA – La pista semivuota. I negozi chiusi. I pochissimi passeggeri sui voli ancora attivi si aggirano nell’aerostazione come fantasmi, tra serrande abbassate e banchi del check-in deserti. Fino a un mese fa nessuno avrebbe potuto immaginare così l’Aeroporto di Bologna, uno degli scali italiani con i più alti tassi di crescita, record di viaggiatori bruciati un mese dopo l’altro. Il coronavirus nel giro di tre settimane ha messo tutto in discussione. “Nessuno poteva immaginare quello che sta succedendo. E’ una situazione inaspettata per il mondo”, allarga le braccia l’amministratore delegato di Adb, la società di gestione del Marconi, Nazareno Ventola.

L’Aeroporto di Bologna è nell’elenco degli scali che l’Enac ha deciso di lasciare aperti, ma “l’operatività è ridotta all’osso”, conferma Ventola. Nelle prime due settimane di marzo il numero dei passeggeri è crollato: -70% e la situazione è destinata a peggiorare. Oggi è decollato solo un aereo di Alitalia per Roma.

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“Ci sono sempre meno voli. In questo momento solo Alitalia ed Eurowings sono operative. E si vola solo per motivi di necessità. In questo momento Bologna svolge un ruolo di servizio pubblico più che orientato allo sviluppo”, spiega il manager. Insomma, lo scalo tiene il motore al minimo, sperando di poter ripartire il prima possibile.

La funzionalità dell’infrastruttura è ridotta, sono presenti poche persone con compiti operativi e anche la macchina amministrativa va a velocità ridotta, quanto basta per gli adempimenti amministrativi necessari in questa fase. Arriverà il momento di ripartire, ma è difficile prevedere quando e come, e soprattutto in quale contesto.

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“Noi gli investimenti più strategici li abbiamo confermati. Con i livelli di traffico cui eravamo arrivati, l’infrastruttura era ormai stretta. Del resto, più in generale, il Paese potrà ripartire solo grazie agli investimenti. Torneremo ai livelli pre-crisi? Questo dipenderà da come la situazione evolverà in Europa e nel resto del mondo”, ragiona Ventola.

“Noi faremo tutto il possibile per salvaguardare i lavoratori di AdB. Abbiamo già avviato l’iter per la cassa integrazione, che riguarderà tutti i circa 500 dipendenti della società con modalità diverse”, spiega l’ad. Dall’emergenza coronavirus, il settore aereo, però, rischia di uscire con le ossa rotte. “Molte compagnie aeree erano già in difficoltà e le cose sono ulteriormente peggiorate. Il settore ha chiesto supporto a livello europeo, ci sarà la necessità di intervenire con dosi massicce di aiuti perchè la crisi sia il meno impattante possibile. Tutta la filiera, compreso il turismo, dovrà essere supportata”, ammonisce Ventola. Nel frattempo, però, bisogna salvaguardare quello che c’è, cercare di non perdere pezzi per strada.

“Il tema è mantenere l’esistente con interventi mirati per essere in grado di ripartire quando sarà il momento”, scandisce. Come? Riducendo, per esempio, gli oneri sul settore aeroportuale. “In prospettiva, però, sarebbe importantissimo poter contare su procedure più snelle per far ripartire gli investimenti in maniera rapida”, scandisce Ventola. “Il sistema non sempre aiuta. Il tasso di burocrazia in questo settore è molto alto. Su questo una riflessione andrà fatta. La ripartenza non potrà essere lenta, bisogna ripartire con un balzo. Per farlo, però, saranno necessarie procedure straordinarie per rimettere in moto gli investimenti”, conclude.

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