Confesercenti, in Emilia-Romagna +870 aziende di turismo in 5 anni. Bologna guida il boom

La crisi dei piccoli negozianti continua anche in Emilia-Romagna, ma è boom di ristorante e strutture ricettive, soprattutto b&b e residence. L'analisi dei dati fatta da Confesercenti
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BOLOGNA – Non si ferma la crisi dei piccoli negozianti in Emilia-Romagna. Negli ultimi cinque sono scomparse 920 imprese di commercio al dettaglio in regione. Ma sono in controtendenza le attività ricettive, trainate dal boom turistico di Bologna. Il capoluogo emiliano vede allo stesso tempo diminuire il numero di negozi in termini complessivi, ma crescere sia i ristoranti sia le attività di alloggio (in particolare residence e ‘bed and breakfast‘). Esercizi ricettivi che sono invece in flessione a Rimini. E’ questo il quadro, con qualche sorpresa, che emerge dall’analisi dell’ufficio studi di Confesercenti su dati Uniocamere, presentato oggi a Bologna al convegno organizzato da Ancestor-Confesercenti Emilia-Romagna.

Crescono affitti, b&b e residence

Per quanto riguarda le attività di alloggio, nel periodo 2013-2018 in Emilia-Romagna si parla di un aumento di 201 imprese, dovuto soprattutto alla forte crescita di Bologna (+148), seguita a distanza da Ferrara (+28), mentre Rimini registra un calo di 18 unità. La tipologia che è cresciuta di più è stata quella degli affitti brevi, bed and breakfast e residence, passata da 274 a 491 unità, con una forte crescita in particolare a Bologna (da 76 a 221).

 Un’impennata nella ristorazione

Ancora più marcata è l’impennata nel settore della ristorazione, con 666 imprese in più nel quinquennio a livello regionale. Anche in questo caso, la crescita più forte si è registrata a Bologna (+247 imprese), a cui fanno seguito i buoni incrementi di Parma (+103), Modena (+101) e Reggio Emilia (+72).

 

In termini assoluti, invece, la diminuzione più consistente delle attività di piccolo commercio in Emilia-Romagna a livello generale si è registrata a Bologna (-187 aziende), Ravenna (-118) e Rimini (-114). Se si considera, invece, la diminuzione in termini percentuali, il capoluogo che ha visto il maggior ridimensionamento è Piacenza (-10,4%), seguito da Ravenna (-9%) e Cesena (-7,4%). Le realtà che soffrono in misura minore questa crisi sono invece Imola, in termini assoluti (-30 imprese) e Modena, in percentuale (-2,9%). Il calo è stato registrato soprattutto fra le imprese specializzate, mentre il peso di quelle generiche sul settore nel suo complesso è addirittura salito dal 12 al 13%.

Gli ambiti più colpiti sono abbigliamento, calzature e articoli in pelle (-277 aziende), librerie, giornalai, cartolerie e articoli sportivi (-253) e articoli per la casa (-234). In crescita invece i negozi di apparecchiature informatiche (+41).

DOMENICHINI: “IN CENTRO SOLO STRADE DEL CIBO, SERVONO REGOLE”

Le vie storiche dello shopping in centro stanno diventando sempre più “strade del cibo. Forse è venuto il momento di una regolamentazione”. A dirlo è il presidente di Confesercenti Emilia-Romagna, Dario Domenichini, commentando i dati elaborati dall’ufficio studi dell’associazione di categoria, presentati oggi a Bologna. Nel capoluogo emiliano, rimarca Domenichini parlando alla Dire, “ma anche nel resto della regione, c’è questa nuova visione. I negozi lasciano il posto ad attività di ristorazione e pubblici esercizi, perchè il turismo ha avuto numeri in crescita importanti nell’ultimo triennio in Emilia-Romagna. E questo è il risultato”. Purtroppo, segnala il presidente di Confesercenti, “il commercio oggi non riesce a trovare beneficio dall’aumento del numero dei turisti, al contrario di pubblici esercizi e ristoranti”.

Per questo, avverte Domenichini, “bisogna capire se non sia giunto il momento di una regolamentazione, rispetto al fatto che tante vie dei nostri centri stanno diventando sempre più strade dedicate al cibo più che al commercio. Forse una riflessione anche in questo senso andrebbe fatta”. Del resto, incalza il numero uno di Confesercenti Emilia-Romagna, “i dati sul calo continuo del piccolo commercio, trimestre dopo trimestre, ci preoccupano molto. E’ evidente che se non facciamo qualcosa di sistematico e urgente, presto ci troveremo con i nostri centri storici sempre più desertificati“.

REGIONE: COMUNE FA PAGARE HOST? TAPPA OBBLIGATA

“Mi sembra una tappa obbligata”. Così Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna, benedice la decisione del Comune di Bologna di andare a bussare direttamente alla porta degli host per riscuotere la tassa di soggiorno, dopo la mancata intesa con la piattaforma Booking. “Era abbastanza scontato farlo- commenta Corsini, oggi a margine del convegno organizzato a Bologna da Ancestor-Confesercenti Emilia-Romagna sulla situazione del piccolo commercio- spero che con gli host abbiano più fortuna che con Booking”. Nel frattempo, anche la Regione si sta muovendo. “In concomitanza con l’assestamento di bilancio (a luglio, ndr)- spiega Corsini- andremo a modificare la legge 16, sulla classificazione delle strutture alberghiere, per introdurre il codice identificativo per gli appartamenti a uso turistico”, che prevede per gli host l’iscrizione a un registro ad hoc. Una norma che, con ogni probabilità, “entrerà in vigore dopo l’estate”, valuta l’assessore. Che rimarca: “Servirebbe però anche una legge nazionale”. Sul fronte del Governo, però, non ci sono sviluppi. “Il ministro si era impegnato- ricorda Corsini- ma ancora non c’è nulla. Rimaniamo in attesa”.

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19 Marzo 2019
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