VIDEO | Il figlio di Marco Biagi: “Chi tolse scorta ha peso su coscienza. Saviano va protetto”

A 17 anni dall'omicidio del giuslavorista freddato sotto casa mentre rientrava in bicicletta, Bologna ricorda Marco Biagi. E il figlio minore torna a puntare il dito contro chi decise di togliergli la scorta
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BOLOGNA – “Mio padre è morto perchè non aveva la scorta, perchè gli è stata tolta, gravemente e colpevolmente“. Lorenzo Biagi nel giorno del 17esimo anniversario dell’uccisione del padre, il giuslavorista Marco Biagi, torna a puntare il dito contro chi decise di togliergli la scorta (l’ex ministro dell’interno Claudio Scajola e l’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, sono stati indagati per cooperazione colposa in omicidio colposo, ma il procedimento si è chiuso nel 2015 con la prescrizione).

Fino al novembre 2001 l’aveva. Poi gli è stata tolta improvvisamente a Bologna e nelle altre città in cui lavorava. Ed è morto per quello, c’è poco da dire. E’ un fatto gravissimo, se mio padre avesse avuto la scorta sarebbe ancora qui con me e con la mia famiglia”, ribadisce Lorenzo a margine della cerimonia di commemorazione di Biagi che si è svolta questa mattina a Bologna.

“Chi aveva il dovere di dare la scorta a mio padre e non gliela ha data ha commesso, ovviamente, un gravissimo errore, visto come è andata a finire. E avranno un peso sulla coscienza molto grande, anche se non lo ammetteranno mai“, dice ancora il figlio del giuslavorista. “Personalmente non provo rabbia nei confronti di nessuno, addirittura nemmeno nei confronti degli assassini di mio padre. Ovviamente non li perdono, nonostante sia molto credente come mio padre. Non li perdonerò mai, ma penso che debbano fare i conti con la propria coscienza”, conclude.

“PROTEGGERE CHI IN PERICOLO COME SAVIANO”

“Quando una persona corre dei pericoli reali, gravi, come Roberto Saviano, credo debba essere protetta e avere la scorta. Lui come tanti altri”, dice ancora Lorenzo commentando le polemiche dei mesi scorsi sull’assegnazione della scorta in particolare allo scrittore Roberto Saviano. “Scorta che mio padre avrebbe dovuto avere e, invece, gli è stata tolta”, ricorda Lorenzo a margine della cerimonia che si è svolta questa mattina in via Valdonica.

IL RICORDO DI BOLOGNA, “LE SUE IDEE VIVONO”

Bologna ricorda Marco Biagi. Questa mattina rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati, familiari e amici del giuslavorista ucciso dalle Br il 19 marzo del 2002, si sono riuniti nella piazzetta di fronte alla sua casa, dove fu raggiunto e freddato dai brigatisti mentre tornava in bicicletta dalla stazione dopo una lunga giornata di lavoro all’Università di Modena.

Bologna non lo dimenticherà“, assicura la vicesindaco Marilena Pillati, presente alla cerimonia assieme ai familiari del professore, il figlio Lorenzo, la sorella Francesca, la moglie Marina Orlandi, all’assessore alla Sicurezza, Alberto Aitini, l’assessore al Lavoro, Andrea Orlando, il questore, Gianfranco Bernabei, il prefetto Patrizia Impresa, la vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini, Raffaele Persiano in rappresentanza della Città metropolitana.

“È stato portato via un uomo, ma le sue idee non verranno meno”, assicura Pillati. “Il suo insegnamento è tutt’ora valido. Se oggi prendessimo le sue idee e le trasformassimo in normative, avremmo un mercato del lavoro molto più regolamentato di quanto sia oggi. E sicuramente i diritti dei lavoratori sarebbero al centro e non sarebbero, come accade oggi, mercè del mercato”, afferma il segretario della Cgil di Bologna, Maurizio Lunghi.

“I corpi intermedi sono fondamentali per lo sviluppo del Paese e Marco Biagi questo lo aveva capito perfettamente. È stato un precursore, creando, attraverso lo studio della legislazione degli altri paesi, le condizioni per un mercato del lavoro non solo italiano, ma anche europeo. Idee importanti nel momento in cui viviamo, in cui tornano a galla ipotesi di sovranismi e uscite dall’Europa”, riconosce il segretario della Cisl, Danilo Francesconi.

“È stato un periodo molto buio nella storia della Repubblica italiana. Allora istituzioni e parti sociali fecero un blocco unico per sconfiggere il terrorismo e ci sono riusciti. È la dimostrazione che quando si lavora per le democrazia i risultati si ottengono”, sottolinea il segretario della Uil di Bologna e dell’Emilia-Romagna, Giuliano Zignani.

A margine della commemorazione Lorenzo, il figlio minore di Biagi, si è a lungo intrattenuto con i giornalisti. “Lo dico da trentenne ma non da giuslavorista esperto di mercato del lavoro, ma mi sono sempre chiesto cosa avrebbe pensato mio padre di tutte le riforme del lavoro che ci sono state. Purtroppo è una risposta che non avrò mai”, dice Lorenzo. “Nelle norme fino al reddito di cittadinanza, credo che ci sia stata una certa continuità rispetto al pensiero di mio padre, per alcuni aspetti sì e altri no”, afferma. “Alle nuove generazioni bisogna dire di non abbattersi e di avere coraggio. Che è quello che voleva mio padre e per cui si è sempre sacrificato: dare lavoro ai giovani, alle donne e alle persone più disagiate. I giovani, anche in un momento come questo in cui il lavoro spesso manca devono avere coraggio”, è il messaggio di Lorenzo Biagi.

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19 Marzo 2019
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