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Senato, il primo giorno dei neoeletti. Tra acconciature e rimborsi

La legislatura si pare formalmente venerdì, ma oggi porte aperte ai neoeletti per la registrazione
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ROMA – “Che faccio, me li sciolgo i capelli?”. Senato, primo giorno, ciak si gira. È il prologo della XVIII legislatura, che si aprirà ufficialmente venerdì con la prima seduta delle Camere. Ma da oggi palazzo Madama apre le porte ai senatori eletti per la regitrazione. È la burocrazia, che prevede la raccolta dei dati anagrafici degli eletti e la foto ufficiale. E mentre proseguono le trattative politiche per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, oggi le priorità sono altre.  Come la pettinatura di Angela Piarulli, neoletta dei Cinque stelle in Puglia: “Meglio sciolti, vero?“, chiede ai funzionari che le devono scattare la foto di rito.

La pattuglia pentastellata è la più nutrita quest’oggi: convocati alle 12 per una riunione con Luigi Di Maio, al termine si riversano tutti nelle stanze allestite per la registazione. Fuori dalla sala dove si scatta la foto ufficiale c’è una piccola pattuglia di senatori pugliesi eletti col Movimento. Manca Barbara Lezzi, la candidata che ha stravinto nel collegio di Massimo D’Alema. “Ma D’Alema l’abbiamo battuto un po’ tutti“, sorridono. Sono Ruggero Quarto, Marco Turco, professore di economia aziendale, Angela Piarulli. Prima di loro sono già passate Valeria Fedeli e Paola Binetti. “Ci vuole pazienza” per avere un governo, osserva quest’ultima, “secondo me sarà una legislatura con dentro tutti” nell’esecutivo.

Il primo posto spetta però a Elisabetta Casellati, senatrice di Forza Italia, che ha sbrigato le pratiche già nei giorni scorsi, quando la registrazione era ufficialmente chiusa.

Nel cortile del primo piano di palazzo Madama ci sono decine di telecamere, fotografi, giornalisti che cercano di intercettare i senatori. Ecco il capitano Gregorio De Falco: “Tenacia, perseveranza e costanza” le sue parole d’ordine. Simona Nocerino, neosenatrice Cinque stelle, è “emozionata”, che è un po’ la parola del giorno.

Ai senatori viene data una copia della Costituzione, del regolamento del Senato, del Trattato unione europea, una mappa del palazzo. Intanto i senatori continuano ad arrivare. “Io 5 stelle? Macché- sbotta il debuttante Massimo Ruspantini- io sono di Fratelli d’Italia”. Silvana Giannuzzi, eletta in Campania 2, invece è pentastellata. “Tutto questo va oltre i miei sogni“, dice.

Alle 16.30, dopo due ore, sono una cinquantina i senatori registrati. Le file per il fotografo e per la burocrazia s’ingrossano. Qui i nuovi inquilini di palazzo Madama entrano in contatto con i giornalisti. C’è anche Mauro Coltorti, grillino, che dopo qualche minuto di intervista alle telecamere, rivela: “Io sono il candidato ministro alle Infrastrutture“. Professore di Scienze fisiche a Siena, racconta: “Io votavo a sinistra, seguo Grillo da sempre: su energia, acqua, ambiente ci ha sempre visto più in là di tutti. Destra e sinistra? Non sono più categorie, oggi il Movimento vola alto”.

Oggi, però, è tempo di attese. Di file. Un po’ come alla dogana aeroportuale o più prosaicamente al supermercato. “Chi è l’ultimo?“, domandano i senatori a mano a mano che si mettono in fila. De Falco sta per mollare: “Saranno almeno tre ore di fila…“. Ma non desiste, e fa salotto con alcune colleghe senatrici. “Ma voi- domanda- come state facendo con le spese di trasporto e alloggio di questi giorni?”. Lo spinoso capitolo rendicontazione. Loro scuotono la testa: “Ancora non ci abbiamo capito nulla”. Lui, invece, ha le idee chiare: “Secondo me tutte le spese che stiamo sostenendo dovrebbero essere retroattive, almeno quelle a partire dal 4 marzo”.

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