domenica 15 Marzo 2026

Gli Usa lanciano un sito per permettere agli europei di visualizzare contenuti bloccati

Si chiama freedom.gov, e consentirà agli utenti di aggirare i controlli governativi

ROMA – Secondo la Reuters, gli Stati Uniti hanno lanciato un nuovo portale destinato anche agli utenti europei per accedere a contenuti bloccati, compresi materiali considerati incitamento all’odio o al terrorismo. Il sito si chiama freedom.gov e si presenta con un’estetica da manifesto: un cavallo fantasma che galoppa sopra il pianeta e uno slogan che suona come un avvertimento più che come un invito: “L’informazione è potere. Rivendica il tuo diritto umano alla libera espressione. Preparati”. L’obiettivo dichiarato è consentire agli utenti di tutto il mondo di aggirare i controlli governativi sui contenuti online.

Ufficialmente, il progetto sarebbe riconducibile al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Ma il dominio risulta amministrato dalla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, agenzia che fa capo al Department of Homeland Security, lo stesso dicastero che supervisiona anche l’Immigration and Customs Enforcement.

Il lancio arriva dopo che l’amministrazione Trump ha di fatto smantellato Internet Freedom, il programma del Dipartimento di Stato che per oltre un decennio aveva finanziato gruppi indipendenti impegnati a sviluppare tecnologie anti-censura. In totale, più di 500 milioni di dollari destinati a esperti di diritti digitali dal Myanmar all’Iran, da Cuba al Venezuela. Quegli strumenti open source, verificabili e rispettosi della privacy, hanno avuto un impatto concreto: sono stati usati per far uscire immagini e video dall’Iran durante i blackout di rete e sono tuttora indispensabili per giornalisti e attivisti in contesti repressivi. Tecnologie costruite fuori dagli Stati Uniti, da sviluppatori che conoscono bene i meccanismi locali della censura.

Secondo diverse fonti, freedom.gov non è la prosecuzione di quell’esperienza, ma la sua riscrittura politica. Internet Freedom finanziava strumenti decentralizzati e progettati per ridurre al minimo la sorveglianza. Freedom.gov, al contrario, non promette tutela della privacy e sembra convogliare gli utenti verso un’infrastruttura centrale, opaca, controllata direttamente da un’agenzia federale statunitense.

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