domenica 15 Marzo 2026

I social creano dipendenza nei bambini: Zuckerberg al banco dei testimoni nel processo storico contro Meta e Google

Il processo durerà diverse settimane e il verdetto arriverà a marzo

ROMA – Il ceo di Meta, Mark Zuckerberg, è salito sul banco dei testimoni davanti alla Corte Superiore della Contea di Los Angeles nel processo storico che accusa Meta (con Instagram e Facebook) e Google (YouTube) di aver progettato prodotti capaci di alterare e danneggiare la salute mentale dei bambini e degli adolescenti. Il procedimento, uno dei primi del suo genere, mette alla prova la responsabilità delle grandi piattaforme tecnologiche nelle cause legali sui rischi per i più giovani. TikTok e Snapchat, coinvolte nello stesso processo, hanno deciso di patteggiare. Il processo durerà diverse settimane e il verdetto arriverà a marzo.

Nel corso della sua deposizione, Zuckerberg ha negato con forza che Meta abbia intenzionalmente cercato di attrarre utenti minorenni o di sviluppare prodotti progettati per provocare dipendenza. Il ceo di Meta ha inoltre ammesso le difficoltà tecniche nel verificare l’età reale degli utenti, sottolineando che bambini e adolescenti spesso mentono sull’età per accedere alle app.

La causa è stata promossa da una ventenne californiana K.G.M. la quale ha sostenuto che l’uso continuativo di social media fin dall’infanzia (a partire dagli 8 anni su YouTube e dagli 11 anni su Instagram) abbia contribuito allo sviluppo di ansia, depressione e pensieri suicidi. Gli avvocati della parte civile, come riporta Reuters, hanno portato in aula documenti e testimonianze che illustrano come, secondo l’accusa, Meta e Google fossero consapevoli dell’impatto dei loro algoritmi sui giovani e avessero continuato a incentivare l’engagement, un elemento chiave per il modello di business basato sulla durata dell’utilizzo.
Meta ha replicato sostenendo che la responsabilità per eventuali problemi di salute mentale non può essere attribuita esclusivamente alla tecnologia, ma è influenzata da molteplici fattori esterni, inclusi contesti familiari e personali.

Il processo di Los Angeles è considerato un caso apripista per migliaia di cause simili negli Stati Uniti, con potenziali implicazioni normative e sociali globali sulla responsabilità delle grandi aziende tecnologiche nel proteggere i giovani utenti.

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