Toti: “Ci sono esperti e politici preoccupati che la pandemia finisca”

giovanni toti
Il governatore della Liguria accusa "virologi e sedicenti esperti" di "spaventare con il loro catastrofismo" per paura che "una volta tornati a vivere ci si dimentichi di loro”
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GENOVA – “Ormai è un anno che lo combattiamo. E sapete che vi dico? Secondo me, soprattutto in questa fase, ci sono parecchi virologi, epidemiologi, scienziati, sedicenti esperti e qualche politico preoccupati che il virus finisca, che la gente superi la paura, e che una volta tornati a vivere ci si dimentichi di loro”. Così, su Facebook il presidente della Regione Liguria e leader di Cambiamo!, Giovanni Toti.

“Quando i dati salgono- prosegue il governatore- bisogna stare molto attenti e tutti legittimamente ci preoccupiamo. Ma quando scendono, perché dover essere sempre pessimisti? Secondo questa categoria, c’è sempre e comunque un motivo per essere terrorizzati e stare chiusi in casa, possibilmente a guardare i loro faccioni perennemente in tv, mentre ci spaventano con il loro catastrofismo”.
In questi giorni, analizza Toti, “il nuovo elemento di terrore è legato alle varianti. Vero, ci sono. Vero, non bisogna mai abbassare la guardia. Però, ci sono anche i dati ospedalieri che calano e prove scientifiche che la malattia in versione inglese non faccia più male di quella ‘tradizionale’. Ce lo dicono i numeri della nostra sanità, ce lo dicono tanti esperti che non nutrono il proprio narcisismo con il terrore altrui”.

Certo, ammette il governatore, “non sappiamo bene come evolverà”, ma “non lo sanno né gli ottimisti, né i pessimisti”. Il pessimismo, però, “non ha mai fatto bene a nessun sistema, tranne a quelli che vivono e si alimentano nella paura. Sono pronto a scommettere che quando sarà finalmente finita ci diranno che dovremo stare comunque chiusi in casa perché il virus potrebbe tornare”.

Nel suo lungo sfogo social, Toti aggiunge che “non possiamo chiudere quando tutto va male e chiudere tutto anche quando va meglio perché il ‘terrore invisibile’ è sempre in agguato. Non è solo una questione di ristori, che peraltro non arrivano. È questione di vivere la vita”. E si chiede chi ripagherà i giovani degli anni più belli, i bimbi che non abbracciano i nonni, chi è andato in pensione senza vedere i colleghi, le rimpatriate o le partite a calcetto tra amici saltate, una serata a teatro, al cinema o una sciata in compagnia. “Queste emozioni non avranno ristoro purtroppo- chiosa il governatore ligure- e si aggiungono al disastro economico che il covid si sta portando dietro assieme al suo carico di morte e dolore. Non possiamo trascurare anche questo aspetto. I dati legati alla depressione, anche infantile e giovanile, ci devono far riflettere profondamente. Quindi prudenza sì, ma basta paura. Specie quella degli stregoni del terrore a cui noi ci opporremo sempre, con ottimismo e duro lavoro”.

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