Di Bartolomei: “Più morti per omicidi con pistole legali che per mafia”

Il figlio del capitano e bandiera della Roma, morto suicida nel 1994: "Rendere più rigido il procedimento per ottenere le licenze"
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ROMA – “In Italia c’è, ormai da due anni, una tendenza drammatica. Non viene trattato adeguatamente il tema della sicurezza. Abbiamo dati positivi sulla microcriminalità rispetto ad altri Paesi europei, ma d’altro canto abbiamo più morti per omicidi causati da armi legali che per mafia”. Così Luca Di Bartolomei, autore del libro ‘Dritto al cuore’, incentrato sul rapporto intimo che vi è tra armi e sicurezza, intervistato dall’agenzia Dire. Figlio di Agostino Di Bartolomei, centrocampista, capitano e bandiera della Roma, morto suicida sparandosi un colpo di pistola al petto il 30 maggio 1994, lui da anni è un punto di riferimento nella lotta contro la detenzione di armi legali.

DATI OPAL E MINISTERO INTERNO

Da 2 anni a questa parte gli omicidi commessi con armi legali hanno superato quelli di matrice mafiosa. Nel 2018 e nel 2019 sono 19 e 28 gli omicidi di mafia, ma 54 e 34 con armi legali. Questi i dati elaborati dall’Opal, Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa che ha sede a Brescia. Gli ultimi dati messi a disposizione dal ministero dell’Interno confermano questa tendenza. L’ultimo report del ministero, risalente al 2018, sostiene che in Italia ci siano un milione e 300mila persone con regolare licenza per avere armi, sommando quelle per il tiro sportivo, la caccia e la difesa personale. “Il legislatore- commenta Di Bartolomei- deve recuperare lo spirito della normativa europea. Negli altri Paesi il numero delle armi detenute legalmente è diminuito. Da noi, invece, è cresciuto e con la crisi pandemica attuale, dominata dalla disperazione e dall’incertezza, senza dubbio continuerà a registrare alte percentuali. Il punto di partenza da cui deve partire il decisore politico è quello di rendere più stringente l’accesso alle armi da parte dei cittadini comuni che con troppa facilità riescono a ottenere la licenza”.

IL PROCEDIMENTO PER OTTENERE LICENZA SIA PIÙ RESTRITTIVO

“La licenza- aggiunge Di Bartolomei- è la porta di accesso per la detenzione di un’arma. A oggi in Italia ci sono controlli troppo sporadici. Non è normale che dal momento in cui un cittadino riesce a ottenere il porto d’armi venga sottoposto a controllo psico-fisico soltanto dopo 5 anni. Perché non prevedere per i detentori della licenza verifiche che possano essere svolte annualmente? Credo, dunque, sia necessario rendere più selettiva la procedura per poter detenere un’arma da fuoco. Detenere un’arma richiede enormi responsabilità e la psicologia può giocare brutti scherzi per l’incolumità di chi ne è in possesso ma soprattutto per le persone più vicine, compresi i familiari”.

LA PANDEMIA HA GENERATO MAGGIORE INSICUREZZA

“Ci troviamo in un momento particolare. C’è una situazione economica catastrofica e la psiche del singolo individuo è messa a rischio. Durante la pandemia gli italiani si sono riscoperti più fragili, maggiormente propensi ad assumere psicofarmaci e a consumare alcolici. Questa instabilità psicologica può anche appartenere a chi detiene un’arma che in quel caso potrebbe diventare particolarmente pericolosa. Il legislatore, soprattutto in un contesto del genere, è chiamato a intervenire”, conclude.

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