“Mi chiedono il pizzo”: Cerno attacca il Pd di Milano, è scontro sui contributi degli eletti

Ogni deputato eletto nelle liste del Pd è tenuto a versare una quota al partito, Roggiani: "Un paracadutato che ci calunnia"
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MILANO – “Tommaso Cerno chieda scusa, non a me, ma a tutta la comunità del Pd Milano Metropolitana che, anche grazie a tutti i contributi degli eletti, in questi anni è scesa in piazza, ha volantinato nelle strade e si impegna ogni giorno per la collettività”. E’ scontro tra il senatore eletto tra le fila dem nel collegio 1 (Milano Centro) della circoscrizione lombarda alle politiche 2018 ma ora passato ad Italia Viva Tommaso Cerno, e la segretaria metropolitana Pd di Milano Silvia Roggiani.

Si chiama pizzo, hanno chiesto il pizzo. Anche la segretaria di Milano ha detto che se andavo con M5S non capivo niente… La segretaria, questa che faceva la portaborse della Toia. Faceva la portaborse di un’europarlamentare e fa il segretario di Milano. Dopo avermi chiesto il pizzo di 18.000 euro, mi ha detto ‘buona fortuna’. Si chiama pizzo, i soldi per parlare, per esprimere il proprio pensiero”.

Queste le frasi sottolineate da Roggiani che Cerno pronuncia oggi durante la trasmissione radiofonica Rai ‘Un Giorno da Pecora’. Cerno accusa i dem meneghini e in particolare Roggiani di aver “chiesto il pizzo” sollecitandolo a seguire lo Statuto Pd e versare i contributi mensili dovuti dagli eletti al partito.

Per Roggiani “è davvero grave che il senatore Cerno, paracadutato nel collegio più sicuro di Milano e dunque eletto grazie agli sforzi organizzativi e anche economici del PD che lo ha sostenuto, si permetta ora di calunniarci, usando le parole legate al mondo mafioso, come pizzo e ricatto. Lo sa il senatore Cerno quante persone sono morte per mano della mafia?”, si chiede la segretaria dem milanese.

“Come parlamentare della Repubblica, conosce il peso della parola che usa?”, rincara, aggiungendo che “simili affermazioni qualifichino il senatore per quello che è: una persona che ha dimostrato scarsa cultura politica e soprattutto totale mancanza di rispetto nei confronti degli stessi militanti che gli hanno consentito di sedersi in Parlamento”.

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