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Egitto, ricomparsi Hassan e Mustafa: ora sono detenuti sotto processo

I due venticinquenni, ha fatto sapere la testata alla fine della settimana scorsa, sono detenuti nella sede dei servizi segreti di Sheikh Zayed City, a Giza
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ROMA – Le autorità egiziane hanno rotto il silenzio sulla sorte di Hassan e Mustafa, scomparsi al Cairo il 4 febbraio scorso, a due anni esatti dal ritrovamento del corpo di Giulio Regeni. Dopo 14 giorni di sparizione forzata, “la corte suprema per la sicurezza dello Stato ha deciso di imprigionare Mustafa Al-Aasar e Hassan Al-Banna per 15 giorni” scrive il quotidiano egiziano indipendente ‘Shorouk news’, di cui Al-Banna, scomparso il 4 febbraio al Cairo insieme all’amico e coinquilino Al-Aasar, era un collaboratore.

I due venticinquenni sono detenuti nella sede dei servizi segreti di Sheikh Zayed City a Giza

I due venticinquenni, ha fatto sapere la testata alla fine della settimana scorsa, sono detenuti nella sede dei servizi segreti di Sheikh Zayed City, a Giza. Le accuse, secondo diverse fonti, sarebbero di “appartenenza a un gruppo terroristico” e di “diffusione di false notizie sulla situazione attuale dell’Egitto”. “Ringraziamo Dio per aver rassicurato i nostri cuori sulla vita di Hassan Al-Banna e del suo amico Mustafa Al-Aasar dopo la loro comparizione nella sede della Corte suprema per la sicurezza dello Stato” ha scritto su Facebook il fratello di Hassan Al-Banna, il giornalista Abdelrahman Fares. “Condanniamo le imputazioni che li accusano di essersi uniti a un gruppo terroristico e di aver pubblicato e diffuso le false notizie”, e aggiunge: “le consideriamo artefatte”. I capi d’imputazione mossi dalla giustizia egiziana rientrano in un processo, la “causa 441 del 2018”, che coinvolge numerose altre persone.

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