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Traffico di migranti, fino a 10 mila euro per un viaggio: 25 indagati nell’operazione Astrolabio

Aveva un costo ben preciso per i migranti il viaggio che li conduceva dalle coste turche, greche o albanesi in Italia

19/01/2022

BARI – Via mare oppure attraverso la rotta balcanica, pagando il viaggio sfruttando il sistema hawala, una sorta di sistema bancario abusivo di trasferimento di soldi basato su una vasta rete di mediatori localizzati in varie parti del territorio comunitario ed extracomunitario. Sono durate più di un anno le indagini della guardia di finanza del comando provinciale di Lecce e dello Scico, della polizia dell’Attica – divisione anti- immigrazione in Grecia e della polizia in Albania con Europol che hanno consentito di scoprire una organizzazione criminale transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare verso l’Europa e in particolare verso le coste salentine. Sono 25 le persone coinvolte. L’inchiesta, denominata ‘Astrolabio’, è stata coordinata da Eurojust che ha supportato le attività della squadra investigativa comune costituita nel gennaio del 2021 tra la direzione distrettuale antimafia di Lecce, la procura generale della corte di appello di Atene e la procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana.

Il lungo lavoro ha consentito agli investigatori di “acquisire un grave quadro indiziario” relativo alla “esistenza di un’organizzazione criminosa” attiva su territori e articolata in quattro cellule criminali composte da cittadini stranieri che guadagnavano grazie “alla gestione del trasferimento illecito di migranti, provenienti da varie parti del mondo, attraverso Turchia, Grecia e Albania verso le coste salentine e da qui verso altri Paesi europei, loro destinazione finale”. Uno dei due gruppi presenti in Italia e facente capo a un cittadino iracheno domiciliato nell’hinterland di Venezia, provvedeva non solo al trasferimento nel territorio italiano ed europeo di migranti irregolari prevalentemente di origine arabo-siriana ma poggiandosi su una rete di collaboratori in diversi Paesi europei riusciva a trasferire migranti dalla Turchia in Italia e in altri Stati dell’Unione Europea.

L’altro gruppo sempre in Italia era guidato da un cittadino sempre iracheno ma domiciliato a Bari che si occupava di recuperare i presunti scafisti dopo l’approdo in Salento agevolando la loro fuga per poi trasferirli in Grecia da dove poi raggiungevano la Turchia, Paese in cui riprendevano le loro attività illecite “continuando a operare senza soluzione di continuità”, dicono gli investigatori. L’uomo forniva anche “ausilio e supporto” ai migranti una volta arrivati in Puglia “avviandoli verso le destinazioni finali”. Il terzo gruppo invece aveva base in Albania e il suo riferimento era un cittadino siriano che si occupava del trasferimento in Italia dei migranti giunti dalla Grecia. L’ultimo gruppo invece, si trovava in Turchia e aveva come responsabile un iracheno che provvedeva al trasferimento dei migranti irregolari provenienti da Paesi del Medio Oriente a bordo di imbarcazioni dirette verso le coste salentine e calabresi. Sono 30 i viaggi contati dagli inquirenti e che hanno fatto arrivare in Italia 1.120 migranti irregolari e portato all’identificazione di 26 presunti scafisti, 8 dei quali arrestati in flagranza di reato (3 in Italia e 5 in Albania) e alla denuncia di 52 persone.

FINO A 10MILA EURO PER UN VIAGGIO

Aveva un costo ben preciso per i migranti il viaggio che li conduceva dalle coste turche, greche o albanesi in Italia. Il prezzo era stabilito in base al luogo di partenza: 6mila euro a persona se si partiva dalla Grecia o dall’Albania e 10mila euro se invece il punto di inizio della traversata era dalla Truchia. È uno dei dettagli che emerge dall’inchiesta “Astrolabio”. Secondo quanto accertato dalle indagini, i referenti turchi dei quattro gruppi dislocati in Italia, Albania e Grecia erano pronti a intervenire in caso di avaria delle imbarcazioni su cui viaggiavano i migranti inviando barche veloci. Durante una operazione Sar (soccorso e ricerca) in mare, nel maggio scorso, i presunti scafisti avrebbero tagliato le cime lanciate dal personale della Capitaneria di porto greca rifiutando aiuti nonostante l’imbarcazione fosse in difficoltà.

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