Governo, 42% italiani non capisce la crisi: “Sono allarmati, non disinteressati”

Secondo De Masi il problema è che "non c'è un'idea di come deve essere l'Italia del futuro"
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ROMA – “Gli italiani non hanno capito la crisi di governo, ma questo non significa che non siano interessati a capirla. Al contrario, io credo che siano interessatissimi. Nella popolazione non c’è disinteresse, c’è allarme”. A dirlo è Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’università ‘La Sapienza’ di Roma, intervistato dalla Dire in merito allo stato d’animo degli elettori di fronte all’attuale situazione politica.

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“A chi non ha uno stipendio ‘sicuro’, un salario fisso, a chi lavora ad esempio nel commercio, interessa moltissimo che si trovi subito il bandolo della matassa e si eviti uno stop che potrebbe anche durare mesi- sottolinea De Masi- tantissime persone hanno interesse che si ricevano subito i soldi dall’Europa e si trovi come incanalarli in modo da trasformarli in benessere. La gente non riesce a capire il momento politico perché è irrazionale, è una situazione poco comprensibile”.

Lo confermano i numeri. Secondo un sondaggio condotto da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera il 42% degli italiani non ha capito le ragioni della crisi politica, il 45% sì e il 13% preferisce non rispondere. Allo stesso modo un’altra analisi condotta dall’Istituto Demopolis fotografa un’opinione pubblica disorientata: la scelta di Matteo Renzi – con le dimissioni delle ministre di Italia Viva – è ritenuta inopportuna da 2 italiani su 3. A gravare sul momento ci sono la crisi sanitaria ed economica, c’è un anno di difficoltà e sacrifici, la rinuncia a diritti fondamentali come la libertà di movimento, i lutti.

Il futuro appare confuso. Secondo De Masi il problema è che “non c’è un’idea di come deve essere l’Italia del futuro. Non c’è nelle parole dei politici, non c’è sui giornali, non c’è negli intellettuali che parlano- dice il sociologo- abbiamo una situazione complessiva di mancanza di idee sulla società futura”. L’esperto punta il dito contro “gli intellettuali che negli ultimi 30/40 anni non hanno fatto il loro dovere- dice- perché si sono accontentati di formule fumose come quella di ‘società liquida’ che non significa nulla. Quindi, allo stato attuale, in assenza di un’idea precisa di come possa essere la società post industriale, abbiamo la sola possibilità di navigare a vista, o quasi. Nessuno ha una visione di come deve essere l’Italia tra 10 anni- incalza De Masi- si dice che ci vogliono più soldi, ad esempio, per la scuola e per la sanità ma non si dice quale scuola o sanità avremo”.

Per il sociologo “la confusione in Italia c’è perché in parte la situazione è confusa di per sé e non potrebbe essere altrimenti una situazione determinata da una pandemia che né ci aspettavamo e né sapevamo come gestire”, e a questo si aggiunge anche “la confusione che si crea da parte dei media”, che per De Masi “rassicurano o mettono in allarme senza approfondire mai gli argomenti”, conclude.

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