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Riace, Mimmo Lucano: “Nessun patteggiamento. Condanna abnorme, ricorrerò in appello”

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L'ex sindaco oggi a Bologna parla delle motivazioni del Tribunale di Locri relative alla condanna a 13 anni e 2 mesi ai suoi danni
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BOLOGNA – Mimmo Lucano presenterà appello contro la condanna in primo grado a 13 anni decisa dal Tribunale di Locri. Lo conferma lo stesso ex sindaco di Riace, oggi a Bologna per una iniziativa di solidarietà organizzata insieme alle Cucine popolari. “Ha strumentalizzato il sistema dell’accoglienza a beneficio della sua immagine politica” e ‘reinvestiva in forma privata le risorse per i migranti’ alcune delle motivazioni della sentenza, rese note ieri, con cui il Tribunale di Locri, il 30 settembre scorso, lo ha condannato a 13 anni e 2 mesi di reclusione.

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“L’appello è previsto nel programma”, risponde Lucano ai cronisti prima di salire sul palco del club Estragon, dove si svolge l’incontro davanti a circa 200 persone. “So poco delle motivazioni– dice Lucano al suo arrivo- la prima impressione è che sia una cosa assurda, ci sono tante contraddizioni”. Nelle motivazioni, infatti, si dice anche che quello di Riace “è un modello encomiabile”. Per l’ex sindaco però, alla fine del processo è arrivata “una condanna abnorme, che forse si usa per motivare altro“. E aggiunge: “Nelle motivazioni si dice che pensavo al futuro, dicendo cose che non sono vere. Come fanno a sapere quello che penso? Non so se si può condannare sulla base di una proiezione del futuro”, scuote la testa Lucano.

LUCANO: “NON MI INGINOCCHIO, PIUTTOSTO 13 ANNI IN GALERA”

“Io non mi inginocchio, piuttosto faccio 13 anni di galera. Non ho paura di andare in carcere per un ideale”. Lucano sul palco commenta le motivazioni della sentenza di condanna a suo carico, pubblicate ieri. “Voglio che sia fatta giustizia fino in fondo– non si arrende l’ex sindaco- il teorema alla base dell’impianto accusatorio è costruito su cose non vere. E non sono state nemmeno concesse le attenuanti generiche”.

Secondo Lucano, infatti, dietro la condanna c’è un “accanimento sul pensiero politico”. L’accoglienza nella cittadina calabra, del resto, “è stata anche una visione politica”, rivendica l’ex sindaco. Per questo “si doveva far saltare Riace e dimostrare che il messaggio politico del sindaco era da distruggere- sostiene Lucano- questo è il vero obiettivo, non è solo una condanna. Ho dimostrato che sinistra è una parola di umanità, mentre la destra è solo fascismo e razzismo. E il mio messaggio politico fa paura”. Da Riace, insomma, “è arrivato il messaggio forte che l’umanità risolve i problemi”, afferma l’ex sindaco, mentre “se la politica decide chi può restare e chi deve andare via, perde la sua mission”.

Nella condanna viene imputata a Lucano anche l’associazione a delinquere. Ma nelle motivazioni questo reato “non è giustificato- sostiene l’ex sindaco- e se c’è stata l’associazione a delinquere, allora hanno partecipato anche il ministero degli Interni e la Prefettura di Reggio Calabria. Quando conveniva a loro, chiedevano con insistenza perchè non sapevano dove collocare le persone. E poi mi hanno condannato”.

Lucano è accusato tra l’altro anche di peculato, abuso d’ufficio, danno erariale e turbativa d’asta. Una parte della condanna è legata al fatto di non aver rispettato il limite di sei mesi di permanenza per i migranti. Un tetto fissato da “alcuni burocrati che da Roma vogliono imporre linee guida senza conoscere nulla dei territori e dell’accoglienza- si ribella Lucano- sei mesi sono nulla, come può una famiglia che non ha niente ripartire da zero? Ma di questo reato sono consapevole, e lo rifarei”.

LUCANO: “VOGLIONO CHE RINUNCI AI MIEI IDEALI, RIFAREI TUTTO”

Non voglio patteggiamenti. Rifarei tutto, e più forte di prima-, prosegue Lucano-. Non voglio solidarietà a scatola chiusa, come anche questi tentativi di patteggiamento: non vorrei il patteggiamento nemmeno per un giorno. Voglio rischiare tutto, ma in cambio di nulla, perché mi sembra che in cambio vogliano che io rinunci ai miei ideali. Ma io rifarei tutto quello che ho fatto, e più forte di prima“.

Lucano ci tiene a spiegare: “Non è il mio modello, è stato il modello della libertà e del rispetto dei diritti umani. Non è stato qualcosa di scritto, che abbiamo sperimentato dopo uno sbarco. C’è stata molta spontaneità, in un luogo limite con tantissime problematiche sociali. Il messaggio che è venuto fuori è che è possibile, nonostante le difficoltà del territorio”. Secondo Lucano, “quello che vale per Riace vale per tutto il mondo. Penso alle grandi città, dove c’è il fenomeno dello spopolamento delle periferie urbane. Questo è quello che abbiamo fatto”.

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