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Migranti, mille minori non accompagnati accolti dal Comune a Milano

Under 18 sono il 23% degli sbarcati a giugno (4.649), 7.802 presenze totali in Italia
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Di Maria Laura Iazzetti

MILANO – Sono 940 i minori stranieri non accompagnati accolti nelle strutture del Comune di Milano. Servirebbero più posti, perché i numeri stanno crescendo. Palazzo Marino sta facendo il possibile per aumentare le strutture coinvolte nell’accoglienza: attualmente sono circa un’ottantina, distribuite tra la città, il territorio lombardo e altre regioni italiane.

Nell’ultimo anno per far fronte alle richieste il Comune ha trovato 70 posti in più in cui poter dare ospitalità ai minori in arrivo: 30 posti al centro di casa Jannacci, 40 a quello di via Aldini. A questi si aggiungono 20 posti recuperati dal piano dell’emergenza freddo nell’immobile di Remar in via Pedroni.

Il problema non è solo milanese ma nazionale. Secondo un report del ministero del Lavoro di giugno il 23% degli sbarchi via mare avvenuti in Italia riguarda minori: si tratta di 4.649 ragazzi e ragazze. Al 30 giugno risultavano presenti sul territorio 7.802 minori, il 55% in più rispetto al 2020 e il 7% in più rispetto al 2019.

L’ufficio centrale di Roma che gestisce la rete Sai (quella che si occupa di coordinare i progetti locali di accoglienza) non ha più strutture disponibili da indicare o fornire. Secondo le normative in vigore, i minori devono essere accolti in centri diversi da quelli delle persone adulte: bisognerebbe avere personale dedicato e formato. Anche per questo non è sempre facile trovare strutture adatte e talvolta i bandi indetti vanno deserti.

In via Jannacci e in via Aldini sono stati trovati spazi separati da quelli per l’accoglienza di migranti adulti. Le criticità sul territorio milanese, anche con l’aggiunta di queste nuove strutture, non sono comunque completamente risolte. Ed anche per questo motivo che Palazzo Marino sta cercando di allargare la rete di accoglienza trovando 200 posti in più per migranti over 18 e persone con fragilità. Questo consentirebbe di riorganizzare tutta la struttura di accoglienza e forse destinare qualcosa in più ai minori.

LINGUA, CASA E LAVORO: COSI’ 242 MINORI DIVENTANO ‘GRANDI’

“Il progetto ‘Work in progress’ nasce per aiutare i minori stranieri non accompagnati nel passaggio all’età adulta”. Benedetta Castelli, membro del Centro ambrosiano di solidarietà, parla alla ‘Dire’ con fierezza dell’iniziativa che in tre anni ha portato al coinvolgimento di 242 minori presenti sul territorio milanese. Con diverse attività nel campo della formazione, dell’istruzione e dell’indipendenza abitativa, il Centro ambrosiano insieme ad altre 13 associazioni ha organizzato percorsi di integrazione che permettessero a chi è arrivato in Italia da bambino o bambina di capire come potersi costruire una vita nel capoluogo lombardo.

‘Work in progress’ è nato grazie ai fondi di un bando nazionale. Il Centro ambrosiano ha deciso di strutturare il progetto su Milano per lasciare qualcosa al territorio: far in modo che le iniziative immaginate non fossero solo estemporanee. “Abbiamo pensato di rivolgerci ai ragazzi e alle ragazze dai 17 ai 21 anni”, racconta Castelli. Nell’organizzazione del progetto sono stati individuati tre ambiti in cui portare avanti le attività: integrazione, lavoro e casa. Tre ambiti considerati fondamentali per immaginare un’esistenza autonoma.

Durante la stesura del programma Castelli ha pensato a iniziative che potessero dare un contributo a chi sta affrontando il passaggio all’età adulta in un paese straniero. “Nell’ambito del lavoro sono stati organizzati corsi di formazione, di italiano e tirocini”, spiega.

Tra i 242 partecipanti, 46 hanno frequentato i corsi di formazione professionale: oltre a insegnargli cosa devono fare sul luogo di lavoro, gli sono stati forniti gli strumenti linguistici per dialogare e capire efficacemente quali mansioni gli potrebbero venire assegnate. Spesso questi ragazzi e queste ragazze vivono nell’incomprensione.

“Gli abbiamo spiegato le diverse tipologie di contratto, i doveri che avevano e i diritti che potevano rivendicare sul luogo di lavoro”, aggiunge Castelli.
Il passaggio successivo ha portato all’inserimento in azienda: con ‘Work in progress’ sono state erogate 46 borse lavoro e 27 tirocini in società della metalmeccanica, della ristorazione, dell’edilizia e della logistica. “In alcuni casi il percorso è proseguito anche dopo”, sottolinea Castelli.

Nell’ambito dell’integrazione le attività realizzate sono state invece 29: in totale hanno partecipato circa 200 minori. “Oltre ai corsi di lingua per principianti- prosegue Castelli- abbiamo organizzato anche gruppi Fai con la compartecipazione dei coetanei italiani”.
In tutte le attività il Centro ambrosiano, insieme agli altri partner, ha cercato di partire dai desideri dei ragazzi e delle ragazze: l’obiettivo era dargli una voce, renderli protagonisti dei loro progetti di inclusione. “Nell’ambito dell’abitare ad esempio i cohousing proposti sono nati dalle loro esigenze”, osserva Castelli. Dove vogliono vivere, con chi? Di cosa hanno paura? Cosa non capiscono? “Li abbiamo ascoltati”.

Le strade scelte sono state due: una di advocacy, che ha visto la partecipazione degli operatori ai tavoli comunali per sensibilizzare il territorio sulla realtà dei minori stranieri non accompagnati; l’altra di tutoring individuale per la ricerca dell’alloggio. Anche in quest’ambito i numeri raggiunti sono stati positivi: dei 66 minori che hanno partecipato 53 hanno trovato soluzioni abitative regolari e dignitose. I risultati raggiunti con ‘Work in progress’ verranno presentati lunedì. A raccontare le iniziative saranno alcuni minori coinvolti nel progetto. “E’ giusto che siano loro a parlare”, conclude Castelli.

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