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Alla fine passa la linea dura: Italia rossa nei festivi e prefestivi, arancione nei lavorativi

giuseppe conte
L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Il governo ha deciso: l’Italia diventera’ “arancione” nei giorni 21, 22 e 23 dicembre, ‘rossa’ il 24, 25, 26 e 27 dicembre; di nuovo arancione il 28, 29 e 30, ‘rossa’ il 31, 1, 2 e 3 gennaio, ‘arancione’ il 4 gennaio e ‘rossa’ il 5 e 6 gennaio. In queste ore la proposta e’ al vaglio delle Regioni dove si ragiona sulle possibili deroghe: spostamenti tra piccoli comuni e conteggio dei familiari ammessi, magari non calcolando chi ha meno di 14 anni. La decisione e’ stata presa perche’ da una valutazione degli ultimi dati si e’ visto che l’indice di contagiosita’ e’ ripreso a salire.

Per quanto riguarda invece il confronto politico tiene ancora banco il faccia a faccia di ieri sera tra il premier, Giuseppe Conte, e Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Renzi insiste, andra’ fino in fondo e se il premier non cambiera’ marcia e non rivedra’ alcune sue decisioni aprira’ la crisi e fara’ cadere il Governo. Nessuno, stando a voci trasversali raccolte in Parlamento, crede che alla fine, anche con la crisi, si andra’ ad elezioni anticipate. Ma al momento nella maggioranza di governo prevale un cauto ottimismo, si pensa che alla fine un nuovo accordo verra’ raggiunto.

Il premier convochera’ le forze politiche di maggioranza a meta’ gennaio e li’ illustrera’ un nuovo programma di governo per arrivare a fine legislatura. Per tutti e’ scontato che sara’ quello il momento per il rimpasto cambiando la squadra con l’ingresso di nuovi esponenti piu’ forti dal punto di vista politico. Dentro il Pd si da’ per scontato che anche Renzi sia interessato alla partita in prima persona. Come si da’ per certa la decisione del premier Conte di affidare la delega ai servizi ad un esponente Dem, e si torna a parlare di Marco Minniti, ex ministro dell’Interno.

Per quanto riguarda gli scenari futuri, tutta l’attenzione del Paese si spostera’ sulla somministrazione dei vaccini, qui il Governo dovra’ fare attenzione a che tutto fili per il meglio, perche’ non ci saranno sconti. Alle brutte, se la situazione dovesse precipitare dal punto di vista socio-economico, in Parlamento il nome del salvatore che tutti fanno e’ sempre lo stesso: Mario Draghi. Toccherebbe a lui mettere in campo un governo ‘aperto’ anche alla nuova Lega a cui sta lavorando Giancarlo Giorgetti e a Forza Italia.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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