Le liberazioni sono buone notizie, non solo in Libia

Nigeria-Kankara
I ragazzi rapiti dal college di Kankara tornano a casa. E le piazze nigeriane saranno tutte loro
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ROMA – Le liberazioni sono anzitutto buone notizie. È vero in Libia (auguri ai pescatori di Mazara del Vallo e alle loro famiglie) ed è vero in altre aree di crisi del mondo. Guardando a sud oggi è vero soprattutto in Nigeria: nella notte, oltre 300 alunni del college maschile di Kankara, frontiera del Sahel spazzata dal vento dell’harmattan, sono stati presi in consegna dai militari in una foresta dove erano stati tenuti in ostaggio per giorni.

Come ha insegnato un altro sequestro, quello delle 276 liceali rapite a Chibok la notte prima degli esami nell’aprile 2014, gli annunci che arrivano dal nord della Nigeria vanno verificati più volte. Anche funzionari e ufficiali prima parlano e poi smentiscono. Ora però sui social ci sono volti spaventati, increduli e felici, con i caftani colorati delle madri che corrono festanti dietro i ragazzi affacciati dalle camionette. Leggiamo poi che per la liberazione potrebbe essere stato pagato un riscatto. Ci sarebbe stata la mediazione di Miyetti Allah, un’organizzazione dei pastori fulani. Boko Haram, il gruppo ribelle che contesta l’istruzione “occidentale” perché contravverrebbe alla “sharia”, ha messo sul sequestro il proprio marchio.

Di sicuro, la Nigeria resta terra di conflitto. Ce lo hanno ricordato a ottobre gli spari ad alzo zero sui dimostranti che a Lagos, la prima megalopoli d’Africa, denunciavano gli abusi delle unità speciali di polizia. Lo ha confermato ora la vicenda dei ragazzi di Kankara. I loro genitori, insieme ad attivisti, cittadini e uomini di pace, hanno manifestato per giorni denunciando la mancanza di sicurezza persino nelle aule scolastiche. Sono scesi in strada da Lagos alla capitale Abuja. Ecco, la notizia bella è questa: la società civile è sempre più forte; non si è fermata a #BringBackOurGirls, l’hashtag per le ragazze di Chibok.

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