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La Tenuta di Castelporziano riceve certificazione Pefc per la gestione forestale sostenibile

tenuta castelporziano
Il polmone verde di Roma premiato per la Gestione Forestale Sostenibile. La Tenuta presidenziale custodisce al suo interno oltre 3.000 specie animali e 1.000 varietà floristiche
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Di Ugo Cataluddi e Marco Marchese

ROMA – Seimila ettari di foresta dal grande valore naturalistico e con un alto livello di biodiversità. Un ‘polmone verde’ di Roma che custodisce al suo interno oltre 3.000 specie animali e oltre 1.000 varietà floristiche. È la Tenuta presidenziale di Castelporziano, una delle tre residenze del capo dello Stato, che ha da poco ottenuto la certificazione per la Gestione Forestale Sostenibile dal Pefc Italia (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes). Una certificazione, data per la prima volta nel Lazio, che premia la gestione attiva e la programmazione del patrimonio forestale.

La Tenuta ha infatti attivato da più di vent’anni un programma di monitoraggio ambientale basato anche su strumenti innovativi di indagine, rivolto alle componenti biotiche e abiotiche: vengono rilevati gli agenti inquinanti, la consistenza organica dei suoli, i livelli della falda freatica, le caratteristiche delle acque sotterranee e della salinità, lo stato di conservazione del patrimonio forestale, la consistenza delle popolazioni faunistiche e avifaunistiche, con censimenti primaverili ed autunnali, anche registrando attraverso le stazioni meteorologiche i valori termo-pluviometrici in relazione ai cambiamenti climatici. In Italia oggi sono 900mila gli ettari a cui è stata riconosciuta la certificazione, distribuiti in 13 regioni.

“La certificazione Pefc – ha spiegato all’agenzia Dire Antonio Brunori, segretario generale Pefc Italia a margine di una visita guidata della Tenuta – valuta non solo la gestione del bosco ma tutte le relazioni con gli animali, la cittadinanza e il clima. Qui abbiamo la garanzia di una pianificazione per prevenire i problemi legati ai cambiamenti climatici, all’insorgere di nuove malattie, agli incendi dolosi e alla sovrappopolazione di animali”. “Il presidente della Repubblica vuole lasciare un messaggio – ha aggiunto il vicedirettore della Tenuta, Daniele Cecca – che è quello per cui la tutela delle risorse naturali è una priorità. Questa certificazione vuole essere un esempio in questo senso anche per altre realtà istituzionali”.

“La divulgazione corretta del patrimonio naturalistico, storico e artistico della Tenuta tramite l’apertura al pubblico, l’accoglienza delle scuole, l’accoglienza degli anziani – ha concluso la direttrice della Tenuta, Giulia Bonella – è essenziale per restituire al cittadino un proprio patrimonio. La Tenuta di Castelporziano, grazie anche alla ricerca scientifica di lungo periodo, più che trentennale, può comunicare appropriatamente cosa vuole dire oggi tutelare un ambiente comune a fronte di così tante minacce globali”.

DAL RISCHIO SPECULAZIONE A RISERVA, LA STORIA DI CASTELPORZIANO

Una storia millenaria che ripercorre le trasformazioni storiche, politiche e ambientali subite dalla nostra Penisola, dai tempi leggendari della fondazione di Roma fino all’attualità dei giorni nostri. È difficile riassumere in poche righe l’intricato percorso storico di quella che è oggi la Tenuta presidenziale di Castelporziano, una riserva naturale dall’inestimabile valore archeologico, artistico ed ambientale. E che negli anni ’60, grazie alle pressioni del l’opinione pubblica e alla lungimiranza politica, è stata salvata dalla minaccia di una grave speculazione edilizia. Oggi un ulteriore passo in avanti, con il conferimento della Certificazione di Gestione Forestale Sostenibile Pefc.

La storia di quest’area risale ai popoli antichi preromani – racconta la direttrice della Tenuta, Giulia Bonelli – si narra che Enea da Troia sia sbarcato su questi lidi e abbia trovato un luogo adatto per insediarsi nella selva di Castelporziano e far partire la stirpe che poi avrebbe portato alla fondazione di Roma”. Dopo la decadenza dell’impero romano diventa proprietà della Chiesa, che la trasforma in una ‘domus culta’, una grande azienda agricola. “Verso la metà del ‘500 viene acquistata da una famiglia di banchieri vicini alla Chiesa, che la usano ancora come tenuta di sfruttamento delle risorse naturali – continua Bonelli – finché con la famiglia Grazioli nel 1820 diventa una grande tenuta di rappresentanza e ciò fa si che, quando Vittorio Emanuele III si deve trasferire a Roma, divenuta capitale d’Italia, Quintino Sella decide di acquistarla per renderla la tenuta di caccia del re“. Dopo le due guerre, con la nascita della Repubblica, diventa una dotazione del presidente della Repubblica.

Negli anni ’60 una parte della Tenuta attuale, corrispondente ai mille ettari dell’ex Tenuta di Capocotta, rischia di essere devastata da un progetto di speculazione immobiliare. Si tratta dell’area che era rimasta di proprietà di Iolanda di Savoia, che decide di trarne profitto avviando una lottizzazione. “Il progetto prese il via e vennero costruiti ben 100 chilometri di viabilità e decine di case, casette e recinzioni – racconta Daniele Cecca, vicedirettore della Tenuta – ma successivamente ci fu un movimento di opinione che sollevò l’attenzione su questo caso, vennero riscontrate molte irregolarità nell’aggressione e nella speculazione edilizia di questo territorio e il processo fu fermato. Si arrivò fino alla discussione di una legge parlamentare che portò all’esproprio definitivo di Capocotta a Iolanda di Savoia; l’area divenne tutelata e inedificabile“.

Rimangono ancora delle tracce di quello scempio sventato, che l’amministrazione della Tenuta ha deciso di non cancellare per renderle un monito a non ripetere. “In questa parte gravemente compromessa dagli interventi urbanistici – continua Cecca – abbiamo deciso di conservare alcune tracce per far vedere che cosa significa la speculazione, ma anche per dimostrare il valore del recupero del territorio. Dove c’era una strada a quattro corsie, case e pali della luce dismessi, ora vediamo come la foresta sta progressivamente ricolonizzando questi territori che le erano stati sottratti“.

L’attività venatoria è vietata dal 1977 e nel 1999 la Tenuta è stata riconosciuta Riserva Naturale dello Stato, assoggettata ad un regime di tutela secondo i criteri propri delle aree naturali protette. “Ed arriviamo fino agli anni 2000, in cui la Tenuta acquista una rilevanza naturale di livello europeo e globale – conclude la direttrice Bonelli – fino a diventare un importantissimo centro di ricerca e, in particolare in questo settennato, un centro di accoglienza e apertura al pubblico“. Oggi, con il riconoscimento della certificazione Pefc per la Gestione Forestale Sostenibile, la Tenuta presidenziale di Castelporziano fa un ulteriore passo verso la salvaguardia e la valorizzazione pubblica del suo inestimabile patrimonio ambientale, che si allontana sempre di più dai passati incubi di cementificazione.

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