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Sì alla legge sui rifugiati in Kenya, le ong: “Garantisce l’integrazione”

L'approvazione della legge da parte del presidente Kenyatta arriva a 6 mesi dal termine fissato per la chiusura dei campi di Dadaab e di Kakuma
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ROMA – È stata accolta con favore dalle Nazioni Unite e da diverse organizzazioni internazionali la nuova legge in materia di gestione dei rifugiati firmata ieri dal presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta. Il Paese africano ospita una delle più numerose comunità di profughi del continente, circa 520mila, di cui quasi la metà provenienti dalla vicina Somalia. Stando a quanto riporta il portale della presidenza di Nairobi il provvedimento, che deve ancora essere pubblicato in Gazzetta ufficiale, “rafforza la gestione del fenomeno dei rifugiati consolidando le disposizioni di diversi strumenti legali internazionali”.

L’approvazione della legge da parte di Kenyatta, che in passato aveva rinviato al parlamento la bozza di provvedimento per ulteriori considerazioni, arriva a meno di sei mesi dal termine fissato da Nairobi per la chiusura dei campi profughi di Dadaab, nel sud-est del Paese, e di Kakuma, nel nord-ovest. Le due strutture, la cui chiusura annunciata è da tempo motivo di frizioni con i difensori per i diritti umani, ospitano oltre 500mila persone, circa il 90 per cento del totale dei profughi che vivono nel Paese. L’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) ha quindi commentato positivamente la decisione del governo kenyano, rilanciando su Twitter l’annuncio della presidenza ed esprimendo “grande apprezzamento”.

Le ha fatto eco l’organizzazione International Rescue Committee (Irc), che sul suo sito si è detta “lieta” della misura approvata da Kenyatta. Il provvedimento, secondo l’Irc e altre ong intervenute sulla vicenda, promette di garantire ai rifugiati “l’accesso all’istruzione, a strumenti di sussistenza e a opportunità di integrazione”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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