I-Com: “Verso l’Unione europea della salute, serve un approccio integrato alle sfide sanitarie”

Si tratta di una delle proposte che emergono dal rapporto condotto dall'Istituto per la Competitività
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ROMA – La lezione fondamentale che abbiamo imparato dall’emergenza pandemica vissuta negli ultimi mesi è certamente la necessità di una collaborazione rafforzata a Bruxelles per fronteggiare le crisi sanitarie. E l’Europa sembra averlo finalmente compreso. Le prime proposte della Commissione verso un’Unione europea della Salute sono da apprezzare, e ulteriori passi avanti in questa direzione devono, anzi, essere incoraggiati e sostenuti. L’Europa dovrebbe adottare un approccio unitario e integrato alle sfide sanitarie che vada oltre il principio di sussidiarietà. Si tratta solo di alcune delle proposte che emergono dal rapporto dal titolo “Designing the future European Health Union? Scaling-up Ambitions, Powering Resilience“, condotto dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentato oggi nel corso del Simposio sulla salute. 

L’iniziativa si è focalizzata su due priorità fondamentali dell’agenda sanitaria europea, che la Commissione si appresta a delineare entro la fine dell’anno: il Piano contro il cancro e la strategia farmaceutica. Il dibattito ha rappresentato inoltre l’occasione per fare il punto sul rafforzamento dell’Unione europea della sanità, recentemente prospettato da Ursula von der Leyen come risposta di lungo termine alle criticità emerse durante la crisi pandemica e oggetto del pacchetto di iniziative pubblicato dalla Commissione l’11 novembre scorso.

All’evento online hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Mission Board europeo sul cancro e consigliere del ministro della Salute italiano Walter Ricciardi e i membri del Parlamento europeo Patrizia Toia, Dolors Montserrat e Tomislav Sokol. E ancora il capo Unità alla DG SANTE della Commissione europea Sylvain Giraud, Sarah Garner dell’Organizzazione mondiale della sanità e Tony Humphreys dell’Agenzia europea dei medicinali, oltre a esponenti di aziende, associazioni di impresa, di pazienti e di medici. 

Il rapporto- curato dal presidente dell’istituto Stefano da Empoli e dal direttore dell’area Innovazione Eleonora Mazzoni– sottolinea l’assoluta centralità dei dati per la ricerca in materia sanitaria, riconosciuta a livello europeo ed evidenziata dall’alta pressione scaturita dalla crisi del Covid-19, sia sulla comunità scientifica, sia sui Servizi sanitari nazionali. L’esigenza principale è quella di un’azione complementare e congiunta per garantire che i risultati della ricerca e i dati sanitari elementari possano essere condivisi rapidamente, apertamente ed efficacemente. Lo studio si concentra anche sull’imminente strategia farmaceutica europea. A tal proposito, gli analisti dell’istituto hanno sottolineato la necessità di migliorare le condizioni di mercato per le aziende del settore che operano nell’Unione. Ad esempio, dovrebbero essere rafforzate misure specifiche sulla flessibilità normativa, introdotte durante la crisi in materia di procedure di autorizzazione e di immissione in commercio. Come pure lo sviluppo di reti di sperimentazione clinica, bio-banche e banche dati, la costruzione di uno spazio europeo di dati sanitari, la previsione di meccanismi di collaborazione pubblico-privato dovrebbero essere considerati prioritari per accelerare il processo verso questo obiettivo e per sostenere e incoraggiare l’innovazione.

Sul futuro Piano europeo per la lotta contro il cancro, lo studio lancia l’allarme: tra le malattie che comportano i maggiori oneri sociali, il cancro potrebbe superare presto quelle cardiovascolari. “La lotta contro il cancro richiede l’adozione di un approccio ‘health in all policies’, ossia implica il riconoscimento del fatto che la salute deve svolgere un ruolo chiave nella definizione delle politiche in molti settori”, ha commentato Eleonora Mazzoni.

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18 Novembre 2020
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