VIDEO | Commercio estero, Bevilacqua: “Nuovo accordo Rcep a guida Cina spiazza Usa e Ue”

"L'esperienza dell'ultimo governo Usa ci ha insegnato che il multilateralismo come veniva inteso anni fa e' finito"
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https://www.youtube.com/watch?v=dGv0A220A4I&feature=youtu.be

ROMA – Il Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP) “rappresenta la piu’ grande polarizzazione geopolitica della storia dai tempi dell’impero inglese“. Lo dice Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto di diritto internazionale, intervistato dalla DIRE sull’accordo commerciale che lega ora la Cina a 15 Paesi dell’area pacifica dell’Asia.

“Durante la pandemia- spiega Bevilacqua- gli Stati occidentali cercavano di risolvere i loro problemi sanitari” mentre la Cina portava avanti l’accordo del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP). Ora, sotto il tetto cinese, “ci sono anche due partner storici degli Usa come Corea del Sud e Giappone, in questo modo e’ stato creato uno sbocco per le merci cinesi e partner tecnologici per alleggerire la dipendenza dagli Usa”. Nel gruppo anche Singapore, Vietnam e Malesia, “cioe’ Paesi nati per contrastare lo strapotere della Cina”, oltre ad Australia e Nuova Zelanda. Potrebbero presto entrare anche India e Brasile, fuori Stati Uniti ed Europa.

“E’ la chiusura del grande cerchio cinese- aggiunge Bevilacqua- ovvero creare un unico polo pacifico riducendo le tratte commerciali con gli Usa. A fine pandemia molti Stati si troveranno invece in ritardo”. Per il futuro ci si puo’ attendere “una rinegoziazione delle rotte commerciali e un tendenziale impoverimento delle rotte nei confronti della West Coast americana”.

Quanto all’Italia, che punta molto sull’export, “dovra’ fare accordi bilaterali rafforzati per quanto consentito dalle norme UE. L’esperienza dell’ultimo governo Usa ci ha insegnato che il multilateralismo come veniva inteso anni fa e’ finito“, termina l’esperto di diritto internazionale.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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