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Addis Abeba lancia l’avanzata decisiva sul Tigray

Si aggrava la crisi umanitaria, decine di migliaia di persone in fuga
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ROMA – Starebbe entrando in un'”ultima e cruciale fase” l’offensiva militare dell’esercito etiope nella regione settentrionale del Tigray.

A dirlo è stato il primo ministro Abiy Ahmed, che ieri ha reso noto alla stampa che un ultimatum di tre giorni per una resa imposto al Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf), il partito che controlla la regione, è “scaduto”.

Reperire informazioni dalla zona dove sono in corso i combattimenti rimane molto difficile, a causa dell’interruzione delle linee di comunicazione. Stando a indiscrezioni rilanciate da fonti concordanti, tra le quali l’emittente Al Jazeera, l’obiettivo dell’avanzata finale dei militari etiopi è Macallè, capoluogo del Tigray. I dintorni della città sono già stati attaccata ieri con un raid aereo definito “chirurgico” dalla task force di Addis Abeba che guida le operazioni. Secondo i dirigenti militari, le forze armate hanno inoltre preso possesso delle città di Raya, Chercher, Gugufto e Mehoni, nel sud-est della regione.

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Il Tplf ha denunciato che l’esercito etiope ha colpito obiettivi civili facendo diverse vittime. Il movimento ha inoltre affermato che i militari di Addis Abeba avrebbero isolato Macallè distruggendo quattro ponti che la collegano con il resto del Paese.
Si aggrava intanto la crisi umanitaria, che l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), ha già definito “su larga scala”. Secondo l’organismo dell’Onu, sarebbero già almeno 27.000 le persone fuggite nel vicino Sudan.

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