Legge di Bilancio, Fortuna (Unicusano): “Dal piano per l’industria 4.0 una potenziale svolta”

Il rettore dell'Università degli studi Niccolo' Cusano, aggiunge: "Bene legare l'innovazione e la ricerca al mondo dell'istruzione"
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unicusanoROMA – “Il rapporto deficit/Pil che doveva attestarsi al 2% e’ lievitato al 2,3% senza che da cio’ possa aver origine una situazione di pericolo di superamento del 3% che, com’e’ noto, rappresenta il parametro da non superare per rientrare nelle regole europee”. Lo dice Fabio Fortuna, rettore dell’Universita’ degli studi Niccolo’ Cusano, commentando la manovra 2017 approvata nell’ultimo Consiglio dei ministri.

I provvedimenti relativi a lavoratori e pensionati sono “interventi lodevoli, certamente interessanti, ma ancora insufficienti a risolvere completamente i problemi dei pensionati piu’ poveri, per i quali l’unica vera possibilita’ di effettivo miglioramento dovrebbe legarsi a un significativo aumento dell’importo della pensione minima”. Per quanto riguarda gli investimenti, spiega il rettore nell’editoriale apparso oggi su ‘Unicusano Focus’, “la realizzazione del ‘Piano nazionale Industria 4.0′ e’ alla base di una eventuale svolta”: per Fortuna rappresenta infatti un “significativo passo in avanti, a condizione che si riesca a portarlo a termine nei modi delineati”. E’ un piano “molto articolato” e che “si contrappone agli interventi del passato, spesso frammentati, legati alle esigenze del momento e utili solo ad affrontare situazioni temporanee di difficolta’, senza guardare un orizzonte lontano”.

Per Fortuna, da rettore dell’Unicusano, e’ “apprezzabile l’intuizione della necessita’ di legare innovazione e ricerca al mondo dell’istruzione, con stanziamenti a favore della scuola e del sistema universitario”. E’ “un passaggio irrinunciabile per la valorizzazione dei nostri talenti al fine di utilizzarli pienamente per la crescita e lo sviluppo del Paese”. Infine, nel documento “traspare la volonta’ di agire nel rispetto delle regole europee, contando sulla flessibilita’ dello 0,4% relativa ai costi derivanti dal sisma e dai migranti, che la Commissione europea dovrebbe concederci e su un ulteriore 0,1% possibile ma non scontato”.

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