Omar Pedrini: “È una vittoria che ci sia il Meeting delle etichette indipendenti”

L'ex leader dei Timoria: 'Indie cambiato, oggi talent show, ieri scout'
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ROMA – Essere riusciti ad organizzare questa edizione del Mei “e’ una vittoria, la caparbieta’ degli indipendenti. Un segnale positivo, ce n’era bisogno”. Per un mondo della musica oggi sofferente come non mai, soprattutto. L’occasione e’ la venticinquesima edizione del Meeting delle etichette indipendenti che si terra’ a Faenza dal 2 al 4 ottobre. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati, di indie ma non solo, di musica in generale. Questo si respirera’ nella provincia di Ravenna, tra convegni, incontri e tanta musica dal vivo.

“È una vittoria- ribadisce all’agenzia Dire Omar Pedrini, ex leader dei Timoria, uno deli ospiti del Mei insieme a Piero Pelu’, Gianni Maroccolo e Ghigo Renzulli– E’ un segnale positivo, serviva. Ormai il Mei e’ una cosa grossa, e’ un ottimo risultato e anche un bel segnale”. Pedrini sara’ premiato per i 25 anni di ‘2020 Speedball’, “un album che oggi viene definito profetico, con cui abbiamo immaginato il 2020. E si e’ tutto avverato purtroppo, era infatti una provocazione”. Le tracce dell’album, scritte quasi interamente dallo stesso Pedrini, rappresentano una dura critica al secondo millennio e ad una societa’ che va troppo veloce. “Al Mei faro’ un concerto unplugged, arrivo con un briciolo di ironia, ripercorrero’ la mia carriera”, continua Pedrini, ricordando che con album come ‘2020 Speedball’ e ‘Viaggio senza vento’ “abbiamo dato una grossa iniezione di fiducia a quel mondo che era il rock indie. Allora era il rock alternativo degli Anni 90. C’erano i Litfiba, i Timoria, c’era Gianni Maroccolo che aveva lasciato proprio la band di Piero Pelu’ per produrre il nostro primo album, ‘Colori che esplodono'”.

Quello del Mei “nasce come lavoro artigianale, spontaneamente. Oggi e’ una realta’ che si dirama fino ad altre zone d’Italia, con vetrine in Puglia, a Roma e Milano. Ce ne fossero…”. L’occasione e’ quella del Mei, per raccontare come il rock sia cambiato in Italia negli ultimi 25 anni: “Il rock indipendente si e’ evoluto. Gli Anni 90 sono stati un decennio seminale. Tante realta’ dell’epoca oggi sono rimaste. È segno di qualita’. Noi, i Litfiba, realta’ longeve, c’e’ chi e’ ancora in giro”. Per Omar Pedrini, pero’, “oggi la parola indie porta ad altro, oggi indie e’ pop. Gli artisti sono prodotti dalle major dalla nascita. Oggi l’indie e’ un genere musicale. Ma lo spirito indipendente e’ rimasto. Tante band nascono da sole, indipendente significa prodursi album da soli. Ma una volta trovare uno studio o un fonico era difficile. Parliamo di pionierismo. Oggi l’indie e’ in classifica. Per noi indie era la provenienza. Tanti ragazzi partono dalla tv e fanno poi la gavetta. No giravamo l’Italia in furgone, per una pizza e una birra. Oggi c’e’ uno spirito diverso. I Talent hanno sostituito i discografici che andavano a sentire suonare nelle birrerie. Oggi ci sono i talent show, prima c’erano i talent scout. La parola indipendente ha cambiato forma. Il Mei e’ talent scouting insito. Chiamavano gente che aveva suonato giusto in qualche birreria. C’era questa spontaneita’”. Al Mei, continua Pedrini, “c’erano i primi fermenti artistici che Giordano Sangiorgi era stato bravo a cogliere. Il discografico aveva progetti a lungo termine. È pure vero che c’erano i soldi. Oggi un contratto e’ spesso di un disco o a volte di un singolo. Devi investire sul breve. Si sta tornando al 45 giri. Difficile fare una progettualita’. Prima si diceva che il primo album era per farsi conoscere, il secondo il piu’ difficile perche’ devi confermarti, al terzo c’e’ il boom. Oggi i contratti sono molto molto piu brevi”. 

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18 Settembre 2020
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