Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Attenti al partito dei capponi, può mettere in crisi il governo

Dopo il taglio dei parlamentari, il governo Conte potra' tirare un sospiro di sollievo? Non proprio
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “Non si puo’ chiedere ai capponi di anticipare il Natale…”, usava dire Silvio Berlusconi quando sosteneva che i parlamentari non sarebbero mai arrivati a ridurre il proprio numero. Sbagliava il Cavaliere: la profezia si e’ avverata. O meglio, manca solo il voto confermativo del referendum, domenica e lunedi’ prossimi, per tagliare definitivamente 345 seggi. Il governo Conte potra’ tirare un sospiro di sollievo? Non proprio. Perche’ c’e’ sempre il rischio che la ciambella della riforma venga senza buco. In Parlamento cova un vero e proprio ‘partito dei capponi’, il movimento ancora allo stato nascente composto dai 345 predestinati alla tagliola referendaria. Sono i deputati e senatori che, calcoli alla mano, hanno realizzato che non torneranno piu’ nel Parlamento a 600 (400 deputati e 200 senatori). La gran parte di questi, ironia della sorte, siede negli scranni del M5s, il partito che si e’ fatto promotore del taglio. Stando ai calcoli dell’Istituto Cattaneo, degli attuali 294 parlamentari (199 deputati e 95 senatori) dovrebbero tornare a Montecitorio non piu’ di 73 deputati. E a Palazzo Madama al massimo 38 senatori. Una cura dimagrante di 126 deputati e 57 senatori. Sono questi i capponi. Si rassegneranno a uscire di scena senza colpo ferire? Difficile. Le avvisaglie di un malcontento crescente si intravedono in queste ore. A parte le tante assenze delle ultime votazioni, tre deputati (Berardini, Romano e De Girolamo) si sono autosospesi dal M5s. Marco Rizzone e’ stato espulso. Sono movimenti che avvengono alla Camera, dove i numeri consentono (ancora) una relativa tranquillita’. Ma se la diaspora dei grillini avvenisse tra i ‘capponi’ del Senato, a rimetterci potrebbe essere il governo. Anche perche’ a Palazzo Madama c’e’ gia’ un possibile attrattore di transfughi. Si tratta di Italexit, la creatura ‘antieuro’ di Gianluigi Paragone. In ottimi rapporti con la Lega, Paragone minaccia fuoco e fiamme quando si votera’ il Mes. Intanto l’amico Alessandro Di Battista si e’ messo in movimento. A buon pro di Matteo Salvini, che come il Renzo dei Promessi Sposi tra qualche mese potrebbe presentarsi da Conte con un mazzo di capponi in mano.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»