Roma, da assemblee donne proposta per il consultorio ‘modello’

Il 30 settembre il tavolo in regione, "ma priorità è via Silveri"
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ROMA – Continuano le assemblee del Coordinamento delle assemblee delle donne dei consultori di Roma e dei Castelli Romani che ieri pomeriggio si è riunito al consultorio di via Denina per discutere di tre documenti che entro questa settimana saranno inviati all’indirizzo dei membri del tavolo aperto in Regione, a cui partecipano, tra gli altri, la consulente del governatore Nicola Zingaretti per le Politiche di genere, Cecilia D’Elia, e la consigliera Marta Bonafoni: una proposta di modello di consultorio, inteso “non come poliambulatorio ma come spazio femminile”; un regolamento che “riconosca definitivamente il ruolo delle assemblee delle donne”; un questionario da somministrare ai consultori di Roma (se possibile, del Lazio), con l’ok della Regione, “per individuare eventuali criticità”.

Le proposte saranno discusse nel corso della prossima riunione del tavolo, la prima dopo l’estate, che si terrà il 30 settembre in Regione, ma il primo punto all’ordine del giorno sarà l‘accorpamento del consultorio di via Silveri e via Tornabuoni, deciso dalla Asl Roma 1 nell’estate ed operativo dall’1 settembre. “Il 18 luglio all’ultimo tavolo era emersa l’esigenza di realizzare questi tre documenti perchè poi la Regione avrebbe aperto un altro tavolo di confronto con i referenti dei consultori, uno per ogni Asl- spiega alla Dire Rita Cortonesi, dell’assemblea delle donne del consultorio Denina- Però, in questo momento caldo, si è intromessa la chiusura del consultorio di via Silveri, che è in contraddizione con il lavoro portato avanti finora dal tavolo. Chiederemo alla Regione che via Silveri venga riaperto e il 30 sarà il primo punto all’ordine del giorno. Dopodiché sarà mobilitazione”. 

IL MODELLO PROPOSTO

Il modello proposto dalle assemblee delle donne è molto chiaro: più “politico” e meno “medicalizzato”. “Pensiamo al consultorio come ad un servizio sociosanitario laico, gratuito, di libero accesso, fortemente radicato nel territorio dove l’accoglienza e l’ascolto della domanda siano al centro del mandato- sottolinea Cortonesi- Un luogo dove le donne possano incontrarsi e partecipare attivamente alla programmazione delle sue specifiche attività come espressione dei bisogni della comunità. Un servizio aperto alle donne e alle famiglie straniere, alle singole persone, alle soggettività lgbtqi+ e alle coppie e famiglie arcobaleno”.

Fondamentale, per il coordinamento, il radicamento nel territorio, “perché le attività principali del consultorio siano modulate sulle caratteristiche del quartiere in cui si trova, sempre nel rispetto di quanto previsto dalla legge che li istituisce”. Tra i punti cardine individuati nella proposta, “il lavoro di equipe, che deve essere sempre al completo (ginecologa, infermiera, psicologa, pediatra, assistente sociale, mediatrice linguistico-culturale, ostetrica), la garanzia di una formazione e un aggiornamento permanenti e di orari articolati tra mattina e pomeriggio, dal lunedì al sabato, flessibili per facilitare l’accesso e l’accoglienza dell’utenza”.

Il secondo documento, quello “sulla legittimità delle assemblee delle donne nei consultori”, chiarisce Cortonesi, contiene una “proposta di regolamento per stabilire in maniera definitiva quello che la legge prevede, e cioè che in ogni consultorio si può autocostituire un’assemblea delle donne – non solo utenti – che possa entrare nel merito delle sue attività, monitorarle e fare proposte, dando anche dei contributi”. Il questionario, idea già lanciata dal coordinamento la scorsa primavera, servirà invece a mettere in luce “le eventuali criticità rispetto al personale, alle attività e agli orari dei consultori. Vorremmo che fossero somministrati almeno a quelli delle Asl dove ci sono le assemblee (Asl Roma 1, Roma 2, Roma 3 e Roma 6 Castelli Romani), nella migliore delle ipotesi a tutti i consultori del Lazio”, conclude Cortonesi.

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18 Settembre 2019
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