Emergenza inquinamento, tartarughe marine a rischio

"Quest'anno in Italia abbiamo avuto meno di 100 nidi di Caretta caretta, circa 70 in Calabria e 30 in Sicilia"
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LAMPEDUSA – Il surriscaldamento globale, con il conseguente aumento delle temperature dei mari, l’inquinamento marino, soprattutto a causa della plastica, mettono in pericolo le specie più a rischio, in particolare le tartarughe marine presenti nel Mediterraneo.

“Quest’anno in Italia abbiamo avuto meno di 100 nidi di Caretta caretta, circa 70 in Calabria e 30 in Sicilia. Ma il nostro ospedale si occupa di attività di monitoraggio, recupero, ricerca, studio, cura e marcatura delle tartarughe marine”. A raccontarlo Daniela Freggi, biologa e responsabile del centro recupero tartarughe marine di Lampedusa.

Il centro di soccorso si trova nei locali della stazione marittima dell’isola ed è costituito da un ambulatorio con sala operatoria, una terapia intensiva con vasche per monitorare le funzioni vitali delle tartarughe marine ospitate ed un museo con un percorso di informazione e sensibilizzazione rivolto ai tanti visitatori di tutte le età, che ogni anno raggiungono l’isola. “E’ solo grazie all’indagine diagnostica effettuata attraverso strumentazioni adeguate- spiega la dottoressa Freggi- radiografia, ecografia, analisi del sangue, che si può determinare il corretto stato di salute di un esemplare”.

Il centro è supportato da numerosi volontari: “Il Wwf ha sostenuto il centro per 10 anni– aggiunge Daniela Freggi- pur non avendo avuto finanziamenti e risorse economiche. Adesso abbiamo solo la collaborazione di una 50ina di giovani italiani e stranieri che in estate vengono per dare il loro contributo. In inverno ci sono solo io”. Grazie alla collaborazione di pescatori ed il supporto della capitaneria di Porto, dei Carabinieri e della guardia di Finanza, le testuggini vengono condotte al centro di recupero per essere controllate e, se è il caso, operate e curate per poi venire rimesse in libertà. Daniela Freggi è una volontaria che con tenacia e passione manda avanti il centro con le sue forze. La mattina insegna matematica e scienze a scuola e nel pomeriggio si dedica esclusivamente al piccolo ospedale. “Il centro, senza finanziamenti- dice Freggi- rischia di chiudere, ma noi stiamo lottando in tutti i modi perché questo non avvenga”.

Le tartarughe riportano ferite causate dall’interazione con le attività umane. Collisioni con le imbarcazioni, plastica, ami e lenze da pesca, queste ultime mortali per le tartarughe. “Sono gli adulti- conclude la biologa- che possono fare la differenza nella salvaguardia delle specie protette e dell’ambiente in generale. Credo che sia importante lavorare su di loro. Sono gli adulti che inquinano, dando il cattivo esempio ai bambini. Dovremmo responsabilizzarci tutti, la situazione ambientale è talmente grave che non possiamo perdere tempo“.

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18 Settembre 2019
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