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Cinema, Bagya D. Lankapura: “Il mio film crogiuolo di culture”

Vincitore a venezia 75. "Non chiamatemi giovane di seconda generazione"
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NAPOLI – “Provare a raccontare il viaggio dei miei genitori e come la loro vita ha influenzato la mia esperienza. Mi sento italiano come mi sento srilankese. Sono al centro di queste due culture, di queste due realtà, e ho trovato nel cinema, in questa forma di espressione, il metodo per unirle e spero, soprattutto con questo progetto di riuscirci”. Così Bagya D. Lankapura racconta alla Dire ‘La voliera’ il suo nuovo progetto cinematografico vincitore della X edizione del Premio Mutti – AMM, dedicato a registi migranti residenti in Italia, alla 75esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Grazie al riconoscimento ottenuto (il premio consiste in un contributo in denaro di 18mila euro, ndr) nel 2020 la sceneggiatura de La voliera tornerà in laguna sotto la nuova veste di cortometraggio. Un’opera di estrema attualità che ha trovato il consenso unanime della giuria e degli organizzatori del premio, l’associazione Amici di Giana, la Fondazione Cineteca di Bologna, l’Archivio delle Memorie Migranti (AMM), con il sostegno di Fondazione Pianoterra, e del ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Ventidue anni, napoletano, Bagya è un’artista poliedrico. Studente all’Accadamia di Belle Arti del capoluogo campano è attore, regista e sceneggiatore e nella vita reale il ruolo di “ragazzo di seconda generazione” proprio non gli piace, gli sta stretto. “In Italia – confessa -, a differenza degli Stati Uniti, della Francia o dell’Inghilterra, non è ancora arrivato il momento in cui possiamo vedere un ragazzo con fattezze orientali in un ruolo, per così dire, normale. È per questo che vorrei mettermi dietro la camera e raccontare”. Bagya, insomma, pur avendo dimostrato di essere un ottimo attore – suo un ruolo di primo piano con Beppe Fiorello nella fiction di Rai Uno ‘I fantasmi di Portopalo’ – nel suo futuro vede la regia e con essa la possibilità di una libertà di espressione che altrimenti gli sarebbe preclusa. Il suo futuro professionale Bagya lo sta costruendo giorno dopo giorno e non solo con lo studio. All’attivo, infatti, ruoli di attore ma anche di regista e sceneggiatore per cortometraggi e video musicali di artisti emergenti napoletani. Con Bagya, in quella che considerano quasi una ‘mission’ artistica, un collettivo di cineasti, tutti giovanissimi, tutti napoletani, segno di un fermento culturale e artistico che anima la città all’ombra del Vesuvio, che si ritrova sotto l’etichetta della ’56K’ e che, insieme a Phantasya srl, laboratorio sperimentale di nuove forme di comunicazione, firmerà, in veste di produttore, proprio La voliera.

“Si è creata una bella unione di idee”, sottolinea Riccardo Piscopo, produttore e fondatore di 56K, “tanto che stiamo lavorando già ad una serie di corti frutto della creatività dei membri del collettivo e abbiamo in cantiere un paio di lungometraggi”. La creativa del collettivo e la capacità del giovane srilankese di mescolare culture, suoni e punti di vista bene si mostra nel videoclip di Paolo Batà Bianconcini, Don’t Stress, dove i ritmi caraibici del percussionista partenopeo sposano le atmosfere oniriche e i colori tipici dell’Oriente. Il più importante degli appuntamenti attesi resta comunque quello con il Festival di Venezia 2020, una vetrina dove Bagya cercherà di rivivere con Riccardo la “bella atmosfera” provata quest’anno dove è riuscito a respirare, in quella location “di tanto prestigio”, un “pezzettino di quello che c’è dietro il cinema, dietro il film e tutto quello che ci gira intorno. Era la mia prima volta a Venezia – ricorda sorridendo – un’ottima esperienza. Bellissima”.

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