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Camerun, il ritorno ai campi dopo Boko Haram

Parla fratel Mussi, coordinatore della Caritas di Yagoua
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camerun02ROMA – “Si chiama ‘niebe” la speranza dei contadini” spiega fratel Fabio Mussi, missionario raggiunto dalla Dire nell’estremo nord del Camerun, a pochi chilometri dal Lago Ciad sconvolto da Boko Haram. “‘Niebe” e’ una varieta’ locale di fagiolo, che ha rese particolarmente buone” spiega il religioso: “Ma bisogna seminare adesso, entro meta’ ottobre, altrimenti finira’ la stagione delle piogge e la fame continuera’ ad attanagliare i contadini e le loro famiglie per un altro anno”.

L’impegno di fratel Mussi, coordinatore della Caritas della diocesi di Yagoua, e’ proprio questo: distribuire sementi affinche’ migliaia di sfollati costretti a lasciare le proprie case dalle violenze del gruppo islamista possano ritrovare una normalita’. “Diamo 20 chilogrammi di semi per ettaro” spiega il missionario: “L’altro intervento riguarda gli aiuti alimentari, destinati ai bambini con meno di sei anni di eta’”.

Si’, perche’ almeno nella diocesi di Yagoua la fase piu’ critica appare superata. “Boko Haram non ingaggia piu’ battaglie quotidiane con gli eserciti di Nigeria e Camerun” sottolinea fratel Mussi: “Ora il governo di Abuja sta permettendo il ritorno dei contadini nella fascia lungo il confine, che durante la fase piu’ drammatica dello scontro militare era stata interdetta”.

Parte dei rifugiati che dalla Nigeria erano arrivati in Camerun sono rientrati nei loro villaggi. Altri pero’ non lo hanno ancora fatto, contribuendo ad alterare gli equilibri locali. “Il problema piu’ pressante e’ alimentare ma una volta superata l’emergenza andra’ sciolto anche un nodo ambientale” sottolinea il missionario: “L’aumento della popolazione sfollata e’ infatti coinciso con un’impennata nella raccolta di legname; dovremo rimboccarci le maniche e piantare alberi“.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

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