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Al Bambin Gesù di Roma arriva l’app che collega alunni all’ospedale e docenti in classe

I ragazzi si possono registrare e mettere in contatto direttamente con la scuola, prenotare lezioni e segnalare agli insegnanti le loro esigenze formative particolari in maniera autonoma.
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bambini ospedaleROMA – Si chiama ‘Presente’ l’App scaricabile da smarthphone o tablet a disposizione di tutti i pazienti dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma.  “I ragazzi si possono registrare e mettere in contatto direttamente con la scuola, prenotare lezioni e segnalare agli insegnanti le loro esigenze formative particolari in maniera autonoma. La privacy è garantita, perché l’accesso al sistema è individualizzato e vincolato al supporto digitale di ogni singolo ragazzo”. A presentare oggi nell’ospedale pediatrico del Vaticano, “il primo sistema integrato che coinvolge alunni, personale medico e sistema scolastico” è Alberto Antinori, coordinatore della scuola in ospedale a Roma.

‘Segnalo’ è invece l’App a disposizione del capo sala, “per quei bimbi che non hanno tablet o smartphone e intervenire comunque tempestivamente”. Tutto confluisce su HER (Heath Electronic Register), il registro elettronico che garantisce la comunicazione tra docenti e alunni con la scuola di provenienza.

“Le scuole del territorio potranno così verificare se alunni della loro scuola sono ricoverati nell’ospedale Bambin Gesù e fornire tutte le informazioni didattiche alla scuola in tempo reale. Siamo sperimentatori- conclude Antinori- grazie all’ospedale e ai dirigenti scolastici”.

Ma cosa significa studiare in ospedale per gli stessi studenti/pazienti? “Studiare significa seguire quel poco di vita normale che riesco a vivere”, dice un bambino della Cambogia. “La Scuola in ospedale ci dà il senso della realtà quotidiana durante la vita ospedaliera”, aggiunge Aurora, oggi 22enne.  “Non rimanere indietro”, continua Rosita, una 19 enne di Potenza; mentre per Giorgia e Federico è “un’esperienza breve che apre gli occhi, ma è anche un modo per distrarsi. Un diversivo”.

di Rachele Bombace

giornalista professionista

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