Allarme dei sindacati in Emilia-Romagna: “Mancano 17mila docenti, rischio classi pollaio”

I sindacati sono sul piede di guerra: "Servono risorse aggiuntive per riaprire in sicurezza"
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BOLOGNA – All’appello mancano 17.000 insegnanti e sarà difficile, in barba alle misure di sicurezza imposte dall’emergenza sanitaria, evitare il alcuni casi classi ‘pollaio’. A lanciare l’allarme per la ripresa delle lezioni a settembre sono i sindacati della scuola dell’Emilia-Romagna. “A 40 giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico anche in Emilia-Romagna la situazione è preoccupante, al di là delle rassicurazioni di facciata e dei tentativi di normalizzazione. Nonostante da mesi diciamo che serve un provvedimento specifico sulla scuola e risorse straordinarie”, denunciano Flc-Cgil, Cisl Scuila, Uil Scuola, Snals e Gilda. “In Emilia-Romagna registriamo quest’anno un centinaio di studenti in meno, un calo irrilevante rispetto all’anno scorso quando erano complessivamente 548.000 mila, mentre le risorse attribuite in organico per la copertura del personale non sono sufficienti a costituire classi normo dimensionate.

Diversi quindi i casi delle cosiddette ‘classi pollaio’, che non bastano ad affrontare la ripresa dell’anno scolastico con l’emergenza sanitaria in atto”, ammoniscono i sindacati. “Se non verranno urgentemente prese decisioni coerenti in termini di investimenti per edifici scolastici, trasporti, spazi e organici, le misure ‘fai da te’ a costo zero saranno inadeguate a garantire il diritto allo studio degli studenti a partire dai più piccoli e dai più fragili”, attaccano le sigle della scuola. “La soluzione non può passare dalla riduzione del tempo scuola, dalla didattica a distanza e dai banchi monoposto. In queste condizioni, il ritorno a scuola per tutti gli studenti sarà nel caos, la cui unica responsabilità risiede nel ritardo di chi a livello politico ha il dovere di prendere delle decisioni”, contestano i sindacati che calcolano un ‘vuoto’ del 30,58% per l’organico di fatto.

Oltre il 60% dei docenti in servizio sul sostegno sarà privo di specializzazione. Inoltre, molte cattedre non potranno essere coperte da assunzioni perché diverse graduatorie sono esaurite e i nuovi concorsi sono stati posticipati: avremo migliaia di supplenze con il rischio concreto che i posti saranno coperti da personale non ancora laureato o qualificato. Questo è il modo per mettere in ginocchio la scuola, impoverendola e dequalificandola”, protestano. La situazione del personale ausiliario, tecnico, amministrativo (Ata), non è migliore: entro il 1 settembre dovranno essere assunti 4.107 lavoratori (pari al 26,77%) per raggiungere l’organico in servizio quest’anno. Allarmante è la situazione dei posti scoperti di direttore dei servizi generali amministrativi che rasenta il 60%. “Questi sono i numeri dell’organico che mancano per arrivare alla situazione attuale, al quale andrebbe aggiunto il fabbisogno per affrontare l’emergenza Covid-19 che secondo una nostra stima dovrebbe essere incrementato almeno del 10-15%”, sottolineano i rappresentanti dei lavoratori della scuola. “Allo stato attuale non sappiamo ancora quante siano le situazioni a rischio dettagliate in ogni scuola, ossia quanti alunni in ogni classe di ogni istituto dovranno stare fuori per ragioni di sicurezza e quanti spazi aggiuntivi saranno necessari. Quanti e quali sono gli investimenti previsti dalla Regione e dagli enti locali per rendere più sicuri gli spazi a disposizione degli studenti? Ed esiste una mappatura dello stato degli edifici scolastici?”, chiedono. “Come sindacati siamo impegnati affinché la scuola riapra a settembre in presenza, ma non intendiamo assecondare strade che non prevedano stanziamenti aggiuntivi”, avvertono.

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