VIDEO | In migliaia contro il governatore ‘omofobo’ di Porto Rico: “Dimettiti”

Le proteste sono dovute anche a scandali legati alla corruzione. Ma Rossello non lascia
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ROMA – In migliaia la notte scorsa hanno sfilato a San Juan, capitale di Porto Rico, per chiedere le dimissioni del governatore Ricardo Rossello. Tante le foto e i video che circolano sui social network, che testimoniano affollati cortei in cui viene scandito lo slogan “Ricky renuncia”, ossia “Ricky dimettiti”. A suscitare le proteste, giunte al quinto giorno consecutivo, vari commenti omofobi e sessisti espressi dal presidente in 889 pagine di conversazioni private su Telegram portate alla luce da un’inchiesta giornalistica.

Contro Rossello da qualche tempo pesano anche accuse di corruzione, così i commenti offensivi emersi dalle chat – che hanno riguardato anche dei diversamente abili – hanno fatto traboccare il dissenso. Come riferiscono i media internazionali, la polizia già nella mattinata aveva sistemato dei blocchi di cemento lungo le strade principali di San Juan, ma questo non è bastato a scoraggiare nuovi cortei. Gli agenti sono così intervenuti con gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Tra i manifestanti ieri, presenti anche personalità del mondo dello spettacolo come il cantante Ricky Martin, l’attore Benicio del Toro e i rapper Bad Bunny, Residente, e iLe Drop. Questi ultimi, per l’occasione, hanno scritto una nuova canzone dal titolo”Afilando Los Cuchillos”, “Affilando i coltelli”. Nonostante la forte reazione di piazza, il presidente ha fatto sapere che non intende dimettersi: “Non lascio un lavoro già cominciato e oggi, come non mai, molta gente conta su di me” h

a detto in conferenza stampa Rossello.

Porto Rico è un’ex colonia spagnola, che dal XIX secolo è territorio degli Stati Uniti. La forte recessione che ha colpito l’isola caraibica 13 anni fa, il debito pubblico elevato e i danni causati dai cicloni tropicali – frequenti in questa regione – acuiscono l’insoddisfazione tra la popolazione. Qualche tempo fa poi, l’arresto per corruzione da parte della polizia federale americana di diversi esponenti del governo, tra cui anche il ministro dell’Istruzione Julia Keleher, aveva già inferto un duro colpo alla credibilità di Rossello.

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18 Luglio 2019
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