L’eroe buono è in via di revisione, agli adolescenti piace criminale

“C’è sempre stato nell’immaginario di bambini e adolescenti il senso della potenza, del potere e dell’eroe. In passato
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

“C’è sempre stato nell’immaginario di bambini e adolescenti il senso della potenza, del potere e dell’eroe. In passato però c’era ‘l’eroe positivo’, il cosiddetto buono che combatteva i cattivi. Una figura che da qualche anno sta subendo un processo di revisione”. La pensa così Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’istituto di Ortofonologia (IdO).

“Non è una situazione nuova. Partiamo dagli indiani d’America- ricorda lo psicologo- che, grazie a film e manifestazioni dedite a far emergere le verità storiche, hanno cominciato ad avere rispetto. Gli indiani non erano solo quei personaggi urlanti che scalpavano la gente, ma gruppi di persone e popoli con culture, valori e riti. Cominciavano a non essere più considerati i cattivi da sterminare, ma dei modelli da seguire. La ricerca della verità ha quindi permesso di mostrare come ‘buone’ persone che da sempre erano state considerate nell’immaginario collettivo come ‘nemiche’ ”.

Il direttore dell’IdO però avverte che “il problema vero che si è verificato negli ultimi anni è l’aver dato più valore agli spetti estetici e meno a quelli virtuosi come l’onestà, la correttezza e la lealtà. L’unico valore rimasto in piedi tra i giovani, quale denominatore comune, è l’amicizia. Sia tra due persone ‘buone’ che tra due soggetti malavitosi, l’amicizia è rimasta un qualcosa da difendere e mantenere. È veramente l’unico valore- ribadisce lo psicoterapeuta-, perché anche la famiglia ha perso molto peso”.

Castelbianco evidenzia un paradosso: “È stata data un’immagine positiva alla famiglia proprio da chi meno ce lo aspettavamo: la malavita. Film e serie tv mostrano assassini efferati che dimostrano che i loro atti delittuosi seguono il solo ‘affare’, sono ‘business’”. Questa dinamica è stata fortemente introiettata dai giovani, “sempre più alla ricerca di un’immagine diversa: non è più importante essere dalla parte dei buoni, bensì apparire leader. Vogliono emergere sugli altri, essere riconosciuti, ammirati e invidiati. Così per essere leader stringono amicizia con altri ragazzi spesso più grandi di loro, che hanno come unica caratteristica il fatto di essere pregiudicati. Caratteristica positiva da rivendersi e di cui vantarsi”.

Essere amico di un pregiudicato diventa un punto di forza. “Li fa sentire leader. È evidente che la figura del leader è cambiata nella coscienza di tutti i ragazzi e nell’immagine che loro hanno della società. Andando a vedere i film, le serie tv, quello che accade nel mondo e come viene trasmesso- precisa lo psicoterapeuta- emerge che gli adolescenti cominciano ad emulare il modo di parlare dei criminali per caratterizzarsi, distinguersi e poter emergere. Questo è l’aspetto estremamente negativo di cui  dobbiamo prenderne atto. Se questi giovani riempiono il loro vuoto esistenziale con il parlare dei criminali- conclude Castelbianco- la colpa non è di chi realizza i film, ma di noi adulti che non siamo stati in grado di riempire il loro vuoto in altro modo”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»