BOLOGNA – “Free Domenico”, “Free Leonarda”, “Free Paula”, “Free them all”. In piazza Nettuno, a Bologna, ecco i nomi e i volti dei dieci attivisti del Convoglio di terra del Global Sumud Land Convoy che ormai da settimane sono detenuti in Libia, dopo essere stati fermati mentre tentavano di raggiungere Gaza via terra al pari della Flotilla di mare.



Due erano partiti dall’Italia: Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. “Sono donne e uomini che partecipavano a una missione civile umanitaria diretta verso Gaza. Volevano portare aiuti, solidarietà e testimonianza. Volevano rompere il silenzio che circonda una delle più gravi tragedie del nostro tempo”, afferma al megafono una portavoce di Amnesty International, che ha promosso il presidio di Bologna nell’ambito di una mobilitazione nazionale dell’associazione.
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“DETENZIONE INGIUSTA, NON POSSIAMO LIMITARCI AD ASPETTARE”
I dieci componenti della Global Sumud sono stati “fermati, arrestati e sottoposti a una sparizione forzata per giorni e rinchiusi in carcere con accuse infondate. In questi giorni attendiamo l’esito dell’udienza che riguarda le persone detenute. Un passaggio importante che può avvicinare la loro liberazione, ma che non cancella l’ingiustizia una detenzione che ormai dura da settimane. Per questo non possiamo limitarci ad aspettare”, continua l’attivista. Di queste dieci persone “chiediamo la liberazione immediata e incondizionata”, aggiunge la rappresentante di Amnesty: e se il Governo italiano “finora è rimasto silente”, deve invece “prendere parola e chiedere la loro liberazione, continuando a insistere affinché tornino libere”. Lo stesso vale per le istituzioni europee: “Non possono voltarsi dall’altra parte”, è l’appello di Amnesty.




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