sabato 18 Luglio 2026

Fiumi come grondaie verso il mare: senza i ghiacciai la crisi del Po va sempre peggio

In Veneto, Il Consorzio di bonifica ha già fatto appello ai cittadini perchè non ci siano sprechi. E se la situazione peggiora, ci saranno turni per l'irrigazione

VENEZIA – Con la scomparsa dei ghiacciai, i corsi d’acqua “si stanno progressivamente trasformando in grandi grondaie che fanno defluire rapidamente la pioggia verso il mare, privi però di quel rilascio graduale e costante garantito storicamente dalle riserve montane. La crisi che interessa il Po rischia a breve di estendersi agli altri fiumi del Veneto, a partire da Adige e Brenta”. L’avviso è di Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto, alla luce dei dati sulla portata del principale fiume d’Italia. “La crisi idrica che sta colpendo il fiume Po con ripercussioni particolarmente gravi nell’area del Delta- spiega Vantini- si distingue per la straordinaria e preoccupante repentinità con cui si è verificato il calo della portata negli ultimi 10 giorni. Senza un sistema di invasi distribuiti lungo la rete afferente ai grandi fiumi, l’acqua piovana, pur abbondante nei primi dieci giorni del mese, è già defluita a mare”.

Nella prima settimana di giugno, il Po registrava un flusso superiore ai 1.000 metri cubi al secondo al misuratore di Pontelagoscuro; una quota che si è più che dimezzata in pochissimo tempo, scendendo sotto la soglia critica dei 450 metri cubi al secondo, valore limite per la garanzia di efficacia delle due barriere antisale del Delta, sul Po di Tolle e sul Po di Donzella. Nelle ultime 24 ore da 440 metri cubi al secondo si è scesi 380, e questa mattina il valore è appena superiore a 350. “In questo scenario emergenziale, con l’acqua del mare risalita a 10 chilometri nell’entroterra”, il Consorzio di bonifica Delta del Po “si è visto costretto” a chiudere alcune derivazioni destinate all’agricoltura, “una misura indispensabile per evitare la distribuzione di acqua salata nei campi”.

La sofferenza idrica, poi, non risparmia il resto del territorio regionale. “L’intero Veneto si trova in una situazione difficile, determinata principalmente dalla carenza di manto nevoso in quota” e “al momento non si registrano fenomeni di ingressione salina negli altri principali fiumi veneti, sebbene il livello generale di attenzione rimanga altissimo ovunque, anche in previsione del grande caldo in arrivo che comporterà un aumento di richiesta d’acqua per le piante”, spiega il direttore di Anbi Veneto Silvio Parizzi.
Tra le aree sotto stretta osservazione figura il comprensorio del Consorzio di Bonifica Brenta. Qui, a causa della sofferenza delle risorgive e della ridotta portata del torrente Tesina, l’ente consortile ha già rivolto un appello ai cittadini per un “uso parsimonioso della risorsa idrica, che deve essere finalizzata unicamente alle necessità irrigue”. Il Consorzio ha inoltre fatto sapere che, qualora la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, è già al vaglio la possibilità di ridefinire i turni di irrigazione per gestire la scarsità d’acqua.

Leggi anche