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Roma, al liceo Di Vittorio Lattanzio studenti intervistano preside

Di Vittorio Lattanzio studenti intervistano preside
Claudio Dore prossimo alla pensione racconta il suo lavoro
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ROMA – “Sicuramente alcune cose andrebbero migliorate. La cronica mancanza di risorse, la difficoltà a reperire il personale. Il sistema dei concorsi lento e farraginoso. Stipendi e riconoscimenti sociali agli ultimi posti a livello europeo. Insegnanti demotivati e frustrati per uno stipendio che non vede possibilità di progressione”. Così Claudio Dore, dirigente scolastico presso il liceo romano Di Vittorio Lattanzio, risponde alla domanda “il sistema scolastico italiano andrebbe migliorato?”. L’intervista al dirigente è iniziativa della professoressa Angela Crea e di alcuni degli studenti – Samuele Bonti, Anastasia Nicolai, e Carlo di Domicisis – che quest’anno (e il precedente) hanno potuto prendere parte ai pcto (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) organizzati insieme a diregiovani.it.

Con l’idea di salutare il preside, prossimo alla pensione, gli studenti hanno messo in fila una serie di domande, a volte personali, a volte più di forma, per conoscere la storia professionale del dirigente. “Cosa l’ha spinta a scegliere questo tipo di professione?” Chiede Samuele, e Dore risponde: “la voglia di rinnovare la didattica, facendolo da una posizione nella quale, almeno all’interno dell’istituto, è possibile farlo. Penso ancora adesso che sia possibile migliorare le cose. Sono abbastanza soddisfatto del lavoro che ho fatto in questa scuola. Anche se so che si sarebbe potuto fare di più, posso dire tranquillamente che molti degli obiettivi che mi ero prefissato sono stati raggiunti”. Sui punti che per il dirigente andrebbero ancora migliorati rientra senz’altro “il modo di stare in classe e imparare. Bisogna avere un occhio per la formazione complessiva del ragazzo, guardando anche allo sviluppo personale”.

Sull’impatto del Covid-19, il dirigente afferma di aver “sentito spesso che mancasse una parte fondamentale del lavoro. La dad ha certamente contribuito a salvare la didattica, l’anno scorso, ma anche questo. Però mancava il rapporto quotidiano, la possibilità di confrontarsi e crescere insieme. Se uno dei miei obiettivi principali era avere un ufficio aperto a tutti, con il Covid-19 questa promessa ha subito delle forti battute d’arresto”. “Per lei ci sono stati tre primi gironi, da studente, da insegnante e da dirigente. Qual è stato quello più emozionante?” chiede poi Simone. Dore senza esitare afferma che l’emozione più grande l’ha provata il giorno in cui è diventato preside. Infatti, se è vero che “il giorno in cui, dopo tanti anni di precariato e supplenze, sono riuscito a entrare finalmente in ruolo, anche se a Bergamo, è stato molto bello, è pure vero che cambiare completamente il modo di stare a scuola e avere delle responsabilità che prima non avevo, mi hanno fatto credere di aver raggiunto un momento della mia vita e della mia carriera molto emozionante”.

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