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Tra verde, blu e nero, viaggio nel grande ‘giardino’ delle Azzorre

azzorre portogallo
Natura, trekking, buon cibo e panorami impagabili. E durante l'avventura fa capolino il capodoglio
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BOLOGNA – Un enorme giardino botanico spalmato su nove isole sperdute in mezzo all’Atlantico. Dove il nero delle rocce vulcaniche si oppone al blu del mare, all’azzurro del cielo e a tutte le sfumature del verde che si possono immaginare. Le Azzorre, una delle nove province remote dell’Unione europea, non sono certo un luogo per chi ama la vita da spiaggia, visto che di spiagge ce ne sono davvero poche, e che l’acqua è decisamente fredda. Ma se si ha voglia di camminare, di salire e poi scendere sentieri scoscesi, regalano panorami impagabili.

Qui, le nuvole corrono veloci come in timelapse e in una sola giornata si possono vivere tre stagioni su quattro: primavera, estate e autunno. Non l’inverno, perché non fa mai così freddo. Di nove isole, nel nostro breve ma intenso viaggio ne abbiamo visitate cinque. Anzi, quattro e un pezzettino: Terceira, São Jorge, Faial, Pico. A São Miguel, che probabilmente è la più vivace e vitale, abbiamo dato -purtroppo- solo una rapida occhiata. Nelle altre, forse complice la pandemia, sembrava non vivesse quasi nessuno, e probabilmente per questo hanno acquistato ancor più fascino. Di certo non erano affollate di turisti, semmai di mucche, che sui sentieri lasciavano numerosi e tangibili segni che è opportuno evitare per non dare il colpo di grazia alla socialità.

TERCEIRA: GLI OFFROAD, IL BOSCO DELLE FATE E LA GROTTA DI ALGAR DI CARVAO

Scegliere un’isola per tutte sarebbe comunque difficile, ognuna ha qualcosa che la rende unica. A Terceira va visto il capoluogo, Angra de Heroismo, punteggiato di casette bianche con porte e finestre incorniciate dai colori e il porticciolo dove l’aperitivo è obbligatorio. Poi via sulle jeep tra la chiesetta di San Matheus e Algar Do Carvao, una grotta che scende in verticale ed è completamente circondata da vegetazione: scendi giù giù finché alzi lo sguardo e sembra di stare sul fondo di una bottiglia. Ci piove dentro tanta è l’umidità.

Tra i trekking, da fare quello a Rocha do Chambre dove si passa dai sentieri neri di sassi vulcanici a un bosco dove mancano solo elfi e fate e, salendo, si gode di un panorama che sposa verde e oceano. Arbusti, alberi e fiori sembrano essere stati piantati da un sapiente giardiniere, e invece è tutto splendidamente casuale. E ancora, i memorabili offroad nel fango, coi nostri autisti che si cimentano in performance degne del Camel Trophy, compresa Catarina, che difende con onore la reputazione delle donne al volante. E, per chi se la sente, un tuffo alle piscine naturali di Biscoitos. A fine giornata, obbligatoria una tappa alla Serra do Cume per il tramonto: apri gli occhi su un’antica caldera che, grazie ai muretti a secco, è divisa in così tanti appezzamenti di terreno che dall’altro sembra un enorme tetris, con dietro il mare.

IL CANYONING A SÃO JORGE

A São Jorge, oltre al trekking ci si può cimentare nel canyoning. Nel nostro caso è stata la prima volta e ne siamo usciti tutti sorridenti, fradici e pieni di lividi, nonostante ci avessero assicurato che era un’attività permessa anche ai 15enni. In sintesi, si indossa una muta con tanto di cappuccio talmente stretto da renderti sordo agli ordini degli istruttori, coi ramponi ti attacchi alle corde e scendi lungo le cascate, tentando di non ribaltarti e non farsi sballottare dalla corrente. Risultato: ottimo per l’adrenalina, un po’ meno per l’autostima. 

IL POLPO, LE LAPAS E LE BARNACLES, MA SOPRATTUTTO L’AGLIO

Piccola menzione a parte per le specialità gastronomiche delle Azzorre. A parte pesce spada, tonno e calamari, il piatto che ha riscosso più successo è stato senz’altro il polpo: dopo il nostro passaggio è probabilmente in via di estinzione. Ma sulle isole si possono gustare cibi di mare che da noi sono snobbati o molto cari, tra cui le lapas, quelle che da noi si chiamano patelle e le barnacles o percebes, piccoli crostacei che sembrano zampette di drago e si mangiano crudi. L’unico problema è la quantità di aglio che viene riversata in ogni piatto, e  che chiama vino a fiumi per aiutare la digestione.

LA SFIDA DELLA SALITA AL PICO, LE VIGNE E I DELFINI

Pico è l’isola che prende il nome dal suo vulcano che è anche il monte più alto del Portogallo, 2.351 metri. È pure la sfida del trekker nelle Azzorre. Già prima di partire, siamo stati avvisati che per percorrere gli ultimi 1.100 metri di dislivello bisogna essere – testuale- allenati e motivati. Il sentiero, se così si può chiamare, è ripido, irregolare, pieno di sassaie: in cima ci siamo arrivati e siamo anche scesi. Non so dire se è stata più difficile la prima o la seconda parte, so che però, una volta tornati giù, al bar avevano scandalosamente finito le birre.

Dopo aver fatto questa scalata, comunque, una cosa è sicura: il giorno successivo hai le gambe di legno e solo posare il piede su un sasso mette in apprensione. Dunque, dopo aver visitato la Gruta da Torres, meglio una passeggiata light tra le vigne, che qui non sono rampicanti come da noi, ma crescono a terra e sono protette da muretti di pietra per difenderle dal vento. Seguita da una degustazione dei vini delle Azzorre a MadalenaSull’isola si può anche fare Whale watching, esperienza sempre bella, specie se le balene le incontri davvero. Le agenzie che ti portano coi gommoni conoscono le loro rotte, ma il mare è grande e bisogna avere fortuna. Infatti vediamo più delfini che balene.

CAMMINA E CAMMINA ANCORA, LA CALDERA DI FAIAL, IL CAPODOGLIO

A Faial, non contenti di aver già camminato in lungo e in largo, facciamo un altro trekking da 20 chilometri. Si parte dal giro attorno alla Caldeira, verde, verdissima, e si scende verso il mare passando per Capelinhos, Capelo, percorrendo terreni neri come la pece. Anche stavolta cominci con addosso felpa e kway e finisci in costume, per la solita regola delle tre stagioni in poche ore.

Infine l’escursione per nuotare coi delfini. Non si nuota coi delfini perché il mare è agitato, ma sbuca un capodoglio e fa la sua esibizione, inabissandosi e mostrando la sua grande coda. Ed eccoci alla fine, con una puntatina a Sao Miguel e il ritorno in patria. Anche alle Azzorre, come accade in ogni viaggio, lasciamo un pezzettino di cuore. Il vino però no, ce lo siamo bevuto tutto noi.    

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