Donne in quarantena tra casa, figli e futuro incerto: il 16% teme per la carriera

La ricerca condotta dalla fondazione Libellula su 'lavoro, benessere ed emozioni'
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print
DONNE_STUDIO_LIBELLULA

ROMA – Donne che si occupano di piu’ di faccende domestiche e figli, che lavorano in spazi meno adeguati degli uomini e con meno competenze tecnologiche, percependo un aumento del carico di lavoro e un livello di soddisfazione dell’esperienza lavorativa piu’ basso, specie in presenza di figli, e sperimentando piu’ emozioni negative e timore di dover rinunciare alle proprie ambizioni di carriera rispetto ai colleghi uomini. È il quadro che emerge dalla ricerca condotta dalla fondazione Libellula ‘Donne e uomini in quarantena: lavoro, benessere ed emozioni’ presentata stamattina con un webinar da Giorga Ortu La Barbera, responsabile scientifica della fondazione, e Annalisa Valsasina, responsabile dei progetti Libellula  e dello studio.

LA RICERCA

All’indagine, lanciata con una survey nelle prime due settimane di maggio, hanno risposto 936 persone, la maggior parte: adulte (46,8% 30-44 anni; 37,8% 45-60); donne (82,8%); provenienti dalle regioni piu’ colpite dal Covid-19 (Lombardia 58,2%, Emilia Romagna 11,5%, Piemonte 9,5%); occupate a tempo pieno (71,7%) in quasi tutti i settori (con un ruolo impiegatizio prevalente nelle donne); con figli (52,4%); con un’adeguata connessione a internet (94%); e che hanno passato la quarantena in luoghi adeguati e ampi (85,5%). Se gli uomini durante il lockdown sono stati pronti fin da subito a lavorare a distanza con pc, tablet e smartphone (91,9%), le donne si sono organizzate per recuperare in un tempo successivo (77,4%).

Gli uomini, con un 83,9%, hanno dedicato maggior tempo al lavoro rispetto alle donne (74,7%), viceversa piu’ dedite alla casa (63,2% contro il 56,6% degli uomini). Il dato, pero’, aumenta nel momento in cui gli uomini vivono da soli, con un 76,5% che si e’ occupato delle faccende domestiche contro il 58,6% di quelli che vivono con una partner. Dati che possono essere interpretati attraverso la persistenza di uno stereotipo di genere che attribuisce alla donna il ruolo di responsabile della casa. Proprio in questo ambito le donne probabilmente hanno occupato molta parte del loro tempo libero, che per il 10,8% del campione e’ stato molto meno del solito, con una prevalenza del dato femminile (12%) sul maschile (5%). Sono il 47,5% le donne che si sono dedicate alla casa fuori dall’attivita’ lavorativa, contro un 30,4% di uomini, che non hanno rinunciato all’intrattenimento (63,4%) in misura quasi doppia rispetto alle donne (35,1%), nemmeno in presenza di una partner.

Per il 10,5% dei rispondenti la qualita’ del tempo in quarantena e’ stata bassa (11,2% donne, 6,8% uomini), con le donne che si occupano principalmente della gestione di figli e figlie (30,9% contro l’1,4% degli uomini). Per quanto riguarda le priorita’ nell’organizzazione familiare il 7,7% delle donne contro il 3,9% degli uomini, piu’ concentrati sul lavoro (38,3% contro il 28,3% delle donne). Rispetto alle condizioni di lavoro, nel complesso le donne risultano le piu’ colpite dal lockdown, con il 20% che ha avuto un blocco delle attivita’, contro il 9,9% degli uomini. Il blocco ha colpito le operaie (26,4%) piu’ degli operai (4,5%) e in misura maggiore anche le consulenti e le dirigenti rispetto ai loro colleghi (rispettivamente il 24,4% e il 15,8% contro lo 0% degli uomini in entrambi gli inquadramenti professionali). A recarsi normalmente sul posto di lavoro sono stati piu’ gli uomini (20,5%) delle donne (10,1%), anche se la maggior parte dei rispondenti hanno lavorato da casa. Il 21,5% delle lavoratrici ha svolto la sua attivita’ in uno spazio di passaggio, contro il 14% degli uomini, che nel 48,2% dei casi, invece, avevano uno spazio tutto per loro contro il 41,4% delle donne, che sono anche le piu’ interrotte, soprattutto in presenza di figli (48,5% contro 26,6%). Le lavoratrici sentono di essere piu’ indietro sulle competenze digitali, con un 53,8% che le ritiene adeguate contro il 65,8% dei colleghi uomini. D’altra parte il carico di lavoro e’ di poco o molto aumentato per il 49,3% delle donne (41,4% uomini), che hanno un’esperienza di lavoro soddisfacente nel 47,1% dei casi (57,2% gli uomini), percentuale che cala ulteriormente in presenza di figli (40,1%). Il 16% delle lavoratrici ritiene che dovra’ rinunciare alle proprie ambizioni di carriera (13,7% gli uomini), il 17,9% di quelle con figli teme di perdere l’occupazione (13,9% gli uomini). Rispetto alle emozioni sperimentate durante i due mesi di stop nel genere femminile prevale la speranza (53,9%), ma anche l’ansia (43,1%), la tristezza (37,9%) e la paura (33,2%), mentre i maschi al secondo posto individuano il rilassamento (31,1%), con l’ansia e la paura progressivamente piu’ basse (26,1% e 22,4%). Un 16,8% di uomini ha dichiarato di non aver avuto particolari emozioni.

La paura aumenta per le mamme e diminuisce per i papa’, mentre la tristezza schizza al 51,7% per le donne che hanno vissuto il lockdown da sole contro il 23,5% degli uomini, che a viver da soli in molti si dichiarano sereni (41,2%). Sintomi riconducibili ad agitazione, paure e pensieri relativi al virus e crisi d’ansia hanno colpito con maggior frequenza le donne, che tra le principali cause di stress hanno individuato le preoccupazioni per il futuro (44,5%), la mancanza di contatti sociali (39,1%) e la solitudine (39,1%), mentre tra gli uomini prevale l’impossibilita’ di uscire (40,4%) e le richieste dal lavoro (34,8%). Per il futuro prevale l’incertezza sia per le donne (82,6%) che per gli uomini (77,6%), ma anche ottimismo e fiducia. E rispetto alle aspettative nei confronti delle aziende donne e uomini credono sia utile un ascolto delle esigenze dei nuclei familiari.

COME MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI LAVORO

A partire dalla fotografia scattata dall’indagine, fondazione Libellula ha quindi individuato una serie di azioni che potrebbero migliorare le condizioni di lavoro, anche in un’ottica di genere, in questo momento di ripresa delle attivita’. Come l’attivazione di una comunicazione costante con le persone, che possa servire a ingaggiare, rassicurare, informare ed esprimere vicinanza, riducendo la percezione di solitudine professionale sperimentata da molti. Importante anche ripensare lo smart working, consolidare modelli di flexible working a favore di tutti i dipendenti, attivare canali e strumenti di ascolto rispetto a difficolta’, esigenze, ma anche proposte e best practice, e rivedere il piano di welfare aziendale in funzione alle mutate esigenze di donne e uomini. Utile per monitorare l’equita’, per la fondazione Libellula, e’ poi l’attivazione di un monitoraggio, attraverso strumenti in grado di leggere il dato scorporato dell’organizzazione in ottica di genere (andamento part-time, proseguimento o meno smart working, licenziamenti, promozioni, valutazioni, segnalazione discriminazioni), oltre alla verifica periodica del clima e livello di engagement e soddisfazione di uomini e donne (analisi del clima, survey ad hoc). Altro suggerimento e’ lo sviluppo soft skills utili per gestire il rientro. Sara’ condiviso con le aziende del network della fondazione una check list di autovalutazione sulle azioni che e’ possibile realizzare.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

18 Giugno 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»