ROMA – Hai appena prenotato il volo, l’hotel, il tuo meritato stacco dalla routine. E poi arriva un messaggio. Sembra tutto vero, il tuo nome, la struttura, le date esatte. Ma è una trappola. Si chiama reservation hijacking, e a differenza del classico phishing generico, qui i truffatori sanno già tutto di te. Prima di cliccare su quel link per “confermare il pagamento”, fermati e leggi come funziona.
Non è phishing. È qualcosa di più raffinato
Il reservation hijacking non si basa su email scritte male con mittenti improbabili. Si basa su informazioni reali. I dati necessari per costruire la truffa (nome, numero di telefono, hotel prenotato, date del soggiorno) provengono spesso da violazioni di database di grandi piattaforme, come quella che ha interessato Booking.com nei mesi scorsi. Le aziende rassicurano sulla sicurezza dei dati finanziari, ma nomi e dettagli degli itinerari finiscono comunque nelle mani sbagliate, diventando la base per messaggi difficilissimi da smascherare.
COME FUNZIONA LA TRAPPOLA
Il truffatore agisce nel momento di massima vulnerabilità: il periodo tra la prenotazione e la partenza. Usando email o messaggi WhatsApp che replicano graficamente le comunicazioni ufficiali, contatta la vittima spacciandosi per il personale dell’hotel o per l’assistenza clienti della piattaforma. La scusa è quasi sempre la stessa: un problema tecnico con il pagamento, o la necessità di versare una cauzione immediata per non perdere la camera. Il messaggio cita l’hotel giusto, le date giuste, il tuo nome. Così la vittima si fida, e inserisce i dati della carta su un sito clone identico all’originale.
A rendere possibile tutto questo c’è spesso lo spoofing: la falsificazione dell’indirizzo del mittente, che appare identico a quello ufficiale dell’hotel o della piattaforma. In alcuni casi i criminali ottengono accesso diretto alla casella email della struttura ricettiva e configurano filtri automatici che reindirizzano ogni nuova prenotazione verso di loro, in tempo reale, senza che il gestore si accorga di nulla.
I NUMERI DEL FENOMENO
La portata del problema è significativa. Una ricerca di Check Point ha rilevato che su circa 39.000 nuovi domini registrati nel settore travel nel maggio 2025, uno su 21 risultava malevolo o fraudolento, un incremento del 55% rispetto all’anno precedente. Molti di questi siti replicano con impressionante fedeltà l’aspetto di Booking.com e Airbnb.
I soggetti più vulnerabili sono i giovani tra i 18 e i 24 anni: il 27% ha subito una truffa, contro una media nazionale del 14%. Spesso è chi cerca il risparmio a cascarci: le offerte troppo convenienti sono quasi sempre un’esca.
COME DIFENDERSI
La regola d’oro è non abbandonare mai i canali ufficiali. Se un hotel chiede un pagamento extra tramite un link su WhatsApp, ignoralo e verifica lo stato della prenotazione direttamente dall’app ufficiale o digitando l’indirizzo nel browser manualmente. Diffida da qualsiasi richiesta di saldo immediato non concordata al momento della prenotazione originale. In caso di dubbio, chiama direttamente la struttura usando un numero trovato in modo indipendente, non quello fornito nel messaggio sospetto.
SE SEI GIÀ CADUTO NELLA TRAPPOLA
Agisci subito: blocca la carta utilizzata, sporgi denuncia alla Polizia Postale con tutti i dettagli, contatta la banca per avviare la procedura di rimborso e segnala la violazione alla piattaforma di prenotazione originale.




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