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Obbligo mascherine in classe? “Nessuna base scientifica”

"Speranza ammettesse che la sua pervicacia è dettata esclusivamente da considerazioni politiche", dice il sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso

scuola

ROMA – “Il dibattito sull’uso delle mascherine a scuola imporrebbe che il ministro Speranza, una volta per tutte, ammettesse che la sua pervicacia è dettata esclusivamente da considerazioni politiche. Non è infatti solo il sottoscritto ad aver sollecitato la rimozione dell’obbligo per l’ultima parte dell’anno scolastico, né si tratta di un sentimento comune solo a qualche esponente di partito, come lo stesso sottosegretario Costa, o a gran parte delle famiglie italiane. Eminenti rappresentanti del mondo della scienza e della ricerca, dal professor Bassetti alla professoressa Gismondo al professor Anelli, concordano sul fatto che, almeno quando si è seduti al proprio posto in classe, le mascherine potrebbero benissimo essere tolte senza rischi“. Lo scrive questa mattina, in un post su Facebook, il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso.

“Non solo. Lo stesso professor Rezza, ex membro del Comitato tecnico scientifico e autorevolissimo collaboratore del Governo, ha candidamente ammesso che il ministero della Salute non sarebbe in possesso di studi in grado di fornire una base scientifica alle tesi del ministro Speranza– aggiunge Sasso- Evidentemente, mentre nel Paese tutte le restrizioni che riguardano attività produttive, commerciali e ricreative vengono via via smantellate, si è scelto di penalizzare solo il mondo della scuola. Il quale, va sottolineato, nei due anni della pandemia ha risposto con enorme senso di responsabilità alla campagna vaccinale e a tutte le misure prese dal Governo. Spieghi agli italiani il ministro Speranza quali evidenze scientifiche ad esempio giustifichino l’eliminazione delle mascherine nei luoghi di ritrovo degli stessi studenti che poi sono invece costretti a tenerle per ore in aule che sono ormai roventi. I nostri ragazzi e i docenti lamentano difficoltà respiratorie, senso di nausea e altri malori: perché continuare ad accanirsi sulla comunità scolastica? Ministro Speranza, ammetta l’errore e torni sulla sua decisione”, conclude il sottosegretario all’Istruzione.

COSTA: “VIA MASCHERINE IN CLASSE SAREBBE SEGNO RITORNO A NORMALITÀ”

Sulla dibattuta questione delle mascherine in classe interviene anche il il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, a margine del 19° congresso internazionale della Società oftalmologica italiana (Soi): “Soprattutto quando i nostri ragazzi e i nostri bambini durante le lezioni sono seduti al proprio posto credo che si possa fare una riflessione per dare un ulteriore segnale di ritorno alla normalità, quindi togliere le mascherine. Ovviamente si tratta di fare una riflessione all’interno del Governo, dove ci sono sensibilità e posizioni diverse“.

“Mi auguro che si possa arrivare a dare questo segnale, che sarebbe un ulteriore avvicinamento dopo due anni e mezzo di regole e restrizioni a quella normalità che tutti auspichiamo“, ha concluso Costa.

I PRESIDI: “POLEMICA INUTILE, DECIDE L’AUTORITÀ SANITARIA”

“Trovo non solo inutile ma anche antieducativa l’ennesima polemica sulla scuola, questa volta relativa all’utilizzo delle mascherine chirurgiche. Che insegnamento stiamo dando agli studenti che vedono degli adulti continuare a litigare sul rispetto di una regola faticosamente appresa e rispettata? Abbiamo un’autorità sanitaria preposta ad assumersi la responsabilità di decisioni e ritengo che su questo non ci debbano essere ulteriori discussioni”. Così, in una nota, Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp).

“Parliamoci chiaro: non si tratta di un problema serio, specie in conclusione di un anno scolastico così complicato. Piuttosto si dovrebbe discutere della percentuale di Pil destinata alla scuola, visto che nel Dpef essa scende dal 4 al 3,5% nel prossimo triennio – aggiunge Giannelli – Lo trovo inaccettabile perché significa che non avremo abbastanza risorse per contrastare la piaga della dispersione scolastica e per migliorare consistentemente il livello medio degli apprendimenti. Dispersione e apprendimenti che, non va dimenticato, hanno subìto ulteriori peggioramenti a causa della pandemia degli ultimi due anni”.

“Interroghiamoci su quale scuola vogliamo, su come possiamo migliorarla e metterla al passo con i tempi che viviamo, mettendo da parte le sterili polemiche giornaliere, evidentemente motivate da ragioni elettoralistiche, che le fanno solo male“, conclude il presidente Anp.

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2022-05-18T15:38:54+02:00