Battiato, l’artista geniale che ha rappresentato i mille volti della musica

Racconto di una vita e una carriera di un uomo incapace di essere mai uguale a se stesso
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ROMA – La sua è stata la ‘Voce del Padrone’ della musica italiana. Tentare di catalogare Franco Battiato, scomparso oggi all’età di 76 anni, è impresa piuttosto complicata. Nella sua lunga carriera, oltre 5 decenni e più di 30 album in studio pubblicati, con grande qualità ha messo insieme generi anche più diversi tra loro. Chi mai avrebbe pensato di affiancare il punk alla new wave, la classica, sintetizzatori e musica d’autore? Battiato non lo ha solo pensato, lo ha anche fatto, uno dei tantissimi punti di forza della sua produzione artistica, anche se nel 1981, nel suo disco forse di maggior successo e paradossalmente uno dei più ‘accessibili’ tra quelli pubblicati dal cantautore siciliano, cantava di non sopportare “i cori russi/La musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese/Neanche la nera africana”.

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GLI ESORDI A MILANO

Nato in Sicilia, a Ionia, in provincia di Catania, il 23 marzo 1945, Francesco Battiato muove i primi passi su un palco a Milano, nel famoso ‘Club 64‘. Aveva portato la sua musica, già di nicchia all’epoca (metà anni ’60), in un cabaret in cui apriva gli spettacoli di artisti come Bruno Lauzi, Renato Pozzetto o Enzo Jannacci. Insomma quanto di più lontano da quella che sarebbe poi diventata la sua arte. “Aprivo con canzoni siciliane, era musica pseudobarocca, fintoetnica”. Proprio in quel periodo ebbe un incontro con un altro grande artista, un altro grande simbolo di commistione di generi, Giorgio Gaber: “Diventammo amici”, raccontò Battiato in seguito. Fin dalle prime pubblicazioni la sua strada è già chiara: l’attrazione per le correnti di ricerca e per le sperimentazione europee è troppo forte. Già 50 anni fa, ad esempio, poteva definirsi ‘Indie’. Dopo aver pubblicato i primi singoli per la rivista Nuova Enigmistica Tascabile – siamo ancora a metà anni ’60 ed erano la versione de ‘L’amore è partito’, un brano presentato a Sanremo nel 1965 da Beppe Cardile e Anita Harris, e ‘ …e più ti amo’, di Alain Barriere – sceglie in maniera definitiva la musica sperimentale.

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DALLE ETICHETTE INDIPENDENTI ALLE MAJOR

Nel 1971 pubblica il suo primo album Fetus, lo fa per l’etichetta indipendente Bla Bla, che fa già discutere con in copertina l’immagine di un feto, all’epoca censurata. L’album contiene già diverse contaminazioni, dalla musica elettronica al rock progressivo, un concept album che racconta di una società in cui ogni singolo uomo, ogni singolo individuo, è creato in laboratorio. Per l’etichetta Bla Bla pubblicherà poi Pollution (1972), Sulle corde di Aries (1973), Clic (1974), M.elle le Gladiator (1975). È qui che le grandi etichette scoprono la sua musica. Per la Ricordi pubblica una raccolta che riassume la sua produzione per Bla Bla. E poi arrivano Battiato (1977), Juke Box (1978) e nel 1978 L’Egitto prima delle sabbie: quest’ultimo è formato da due sole tracce, strumentali, produzione che gli fa vincere il Premio Karlheinz Stockhausen.

GLI ANNI DEL GRANDE SUCCESSO

È negli anni ’80 che arriva il picco della sua ispirazione, la sua produzione forse più universalmente conosciuta e apprezzata. Se negli 1979 affonda a piene mani nella new wave con L’Era del Cinghiale Bianco, primo lavoro con la Emi Italiana, apre gli anni ’80 con Patriots e, soprattutto nel 1981, La voce del padrone. Con questo album conquista la vetta della classifica italiana, vendendo un milione di copie. Per l’incisione fa ricorso a strumenti tra i più diversi tra loro: vibrafono, organo Hammond, sezioni di archi, sintetizzatore e sequencer. L’album contiene tra le altre le tracce Bandiera bianca, Cuccurucucù e Centro di gravità permanente, che resteranno tra le canzoni più amate del cantautore siciliano. Un altro decennio si apre con un album di successo. Nel 1991, infatti, pubblica Come un cammello in una grondaia, con cui vende 25mila copie in breve tempo. Registrato nei famosi Abbey Road Studios di Londra, tra le tracce spicca Povera Patria, che si aggiudica nel 1992 la Targa Tenco come miglior canzone dell’anno. Nel 1995, con l’album pop L’ombrello e la macchina da cucire, inizia la collaborazione il filosofo Manlio Sgalambro. Nel 1996 esce l’album L’imboscata, che contiene la traccia La cura, miglior canzone dell’anno al Premio Internazionale della Musica, mentre due anni dopo pubblica il disco Gommalacca, con il grande successo Shock in my town. Altro anno, altro album che ottiene un grande riscontro: 1999, nell’album Fleurs interpreta 10 cover e 2 inediti e che gli vale la targa di Miglior Interprete all’edizione 2000 del Premio Tenco.

UN ARTISTA SEMPRE IN MOVIMENTO

Incapace di essere mai uguale a se stesso, Battiato continua a voler cambiare anche negli ultimi anni delle sue produzioni: dal rock al ritorno all’avanguardia a fine anni ’90, negli anni 2000 punta su pianoforte e quartetto d’archi nella trilogia dei Fleurs, per poi tornare alla sperimentazione dal 2001 al 2010 con gli album Ferro Battuto, Dieci stratagemmi, Il vuoto: nel primo spicca il duetto Running against the grain con il cantante dei Simple Minds Jim Kerr. In una vita piena di interessi e sperimentazioni, non mancano le incursioni in altre arti: nel cinema, in cui è sia attore che autore di colonne sonore che regista, ma anche nella pittura. Fino ad arrivare alla politica: per un breve periodo e senza alcun compenso, infatti, è stato assessore al Turismo della Regione Siciliana nella giunta di centrosinistra del presidente Rosario Crocetta. Incarico durato pochissimo perché Battiato aveva parlato di “troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. È una cosa inaccettabile, sarebbe meglio che aprissero un casino”. Aveva poi voluto precisare che si riferiva a chi c’era prima. Un piccolo incidente che non intacca un percorso fatto di arte, di storia della musica nel vero senso della parola. Concluso nel 2019 con l’ultimo album, Ritorneremo ancora.

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