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VIDEO | Prestito a FCA, Calenda: “Renzi e Salvini d’accordo? Perchè non sono soldi loro”

ROMA – I due Matteo, Renzi e Salvini, sono entrambi a favore del prestito di 6.3 miliardi chiesto da FCA con la garanzia dello Stato “perche’ non sono soldi loro. Sono soldi dei contribuenti italiani”, e non vedono problemi “perche’ nessuno di loro ha mai gestito il bilancio di un’azienda. Quindi non capiscono neanche questo meccanismo, non l’hanno mai visto probabilmente. Io spero che lo vedano e non che neghino il prestito alla Fiat ma che dicano: benissimo il prestito, ma poi non distribuisci 5,5 miliardi ai tuoi azionisti all’estero, perche’ se no siamo alla follia”. Cosi’ Carlo Calenda, leader di Azione! gia’ ministro dello Sviluppo economico, nella videointervista Skype rilasciata all’agenzia Dire. 

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Peggio, “tutto questo accade mentre le garanzie Sace, che sono quelle da cui la Fiat attinge per prendere il prestito, fino a oggi sono state concesse in sei casi, dico sei, per 40 milioni di euro… quindi ci sono centinaia di migliaia di aziende con la sede legale in Italia e la sede fiscale in Italia, a differenza della Fiat che le ha in Olanda e Inghilterra, che stanno aspettando di avere le garanzie, e a cui le banche stanno chiedendo la qualsiasi. A me sembra un atteggiamento un po’ squilibrato“. E allora, di fronte a questa situazione, “mi attendo un intervento del ministro Gualtieri- prosegue Calenda– ricordo che questo tipo di garanzia, quelle superiori a un miliardo e mezzo, sono garanzie discrezionali, e quindi il MEF ha tutta la possibilita’ di negoziare. Io spero lo faccia, spero che la Fiat prenda questi soldi, spero che non si stacchi dividendi e spero che in questo modo possa finalmente fare gli investimenti che ha sempre promesso e quasi mai fatto”.

FCA OTTENGA GARANZIA PRESTITO MA NON STACCHI DIVIDENDO

FCA ottenga la garanzia statale di Sace sul prestito da 6.3 miliardi di euro che intende chiedere a Intesa SanPaolo per le attivita’ in Italia, ma non stacchi il ricco dividendo previsto a inizio 2021 in seguito alla fusione con Peugeot. Questo quanto dice Carlo Calenda, leader di Azione! e gia’ ministro dello Sviluppo economico, in un’intervista Skype con il direttore dell’agenzia Dire, Nico Perrone.

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Il meccanismo che sta dietro alla richiessta di FCA a Sace (quindi Cdp-Mef) di una garanzia pubblica sul prestito da 6.3 miliardi chiesto a Intesa SanPaolo “e’ piuttosto semplice da spiegare- dice Calenda– La FCA capogruppo, non la FCA Italia, ha tanti mezzi finanziari, circa 28 miliardi, e potrebbe facilmente garantire i soldi alla sua controllata, cioe’ la FCA Italia, com’e’ normale quando c’e’ un gruppo inn cui c’e’ una societa’ che in difficolta’, FCA Italia, e’ una societa’ che invece ha liquidita’ cioe’ la casa madre”. Cosa succede pero’? “Che nell’accordo di fusione con Peugeot ha stabilito che il prossimo anno, all’inizio del 2021, la Fiat distribuira’ un mega dividendo di 5,5 miliardi di euro ai suoi azionisti- spiega Calenda– E allora qui la cosa diventa difficile, perche’ non puo’ fare tutte e due le cose, cioe’ distribuire i soldi agli azionisti e garantire o dare i soldi alla sua controllata in Italia”.

Allora cosa fa FCA? “Chiede la garanzia dello Stato per farsi finanziare i soldi nella controllata italiana, in modo che puo’ distribuirsi il dividendo nella controllante- prosegue Carlo Calenda, leader di Azione!- Questo significa che lo Stato Italiano garantendo i 6,3 miliardi in realta’ consente alla Fiat di non doverli dare e garantire lei, e quindi di poter dare il dividendo. Quindi in sostanza alla fine sta garantendo il dividendo alla famiglia Elkann e agli altri azionisti di Fiat, dividendo staccato non in Italia e non soggetto a tasse in Italia”. Alla luce di tutto cio’, “penso che sia un sistema che non possono funzionare, benissimo dargli soldi per l’impresa, per pagare i fornitori, per pagare i dipendenti eccetera, ma se prendono quei soldi devono rinunciare al dividendo, perche’ lo Stato non puo’ mettere i soldi- stigmatizza Calenda– uno Stato cosi’ indebitato, e consentire allo stesso tempo di erogare il dividendo, e soprattutto verificare che quei soldi siano davvero spesi in Italia, perche’ la tesoreria di Fiat e’ in un gruppo unico, non si vedono non si distinguono, e che vengano spesi secondo il piano”. Infatti “FCA il famoso piano Fabbrica Italia non lo ha mai rispettato in termini di nuovi modelli e investimenti– conclude- Questo non vuol dire che non abbia fatto niente, ha fatto investimenti, ma non ha fatto tutti quelli che doveva fare”. 

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18 Maggio 2020
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