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Contro le attiviste il governo dello Zimbabwe va avanti: denunciate dopo le torture

Per il ministro Kazembe il sit-in delle attiviste del partito d'opposizione è stato illegale e ha violato le restrizioni imposte dal lockdown
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ROMA – Ancora guai per tre esponenti del principale partito d’opposizione dello Zimbabwe, ritrovate con segni di tortura dopo essere scomparse a seguito di un arresto la settimana scorsa. Le autorità di Harare hanno infatti dichiarato di voler denunciare le tre attiviste per aver organizzato una protesta illegale e violato le norme restrittive imposte per contenere la diffusione del Covid-19.

PER LE TRE ATTIVISTE PRIMA LE TORTURATE E POI LE DENUNCE

Il caso della parlamentare del Movement for democratic changement (Mdc) Joanna Mamombe e delle due leader del movimento giovanile del partito Cecilia Chimbiri e Netsai Marova ha suscitato clamore a livello internazionale, con denunce e richieste di chiarezza. Nonostante questo, il ministro degli Interni di Harare, Kazembe Kazembe, ha dichiarato oggi alla stampa locale che le tre attiviste saranno denunciate. Secondo il ministro, riporta la testata locale New Zimbabwe, “la manifestazione a cui hanno preso parte le tre era illegale perché, per organizzare una protesta, bisogna avere l’autorizzazione della polizia”.

Secondo il ministro, il loro sit-in, organizzato mercoledì scorso vicino allo stadio di Harare, “ha anche violato le misure del lockdown”. Kazembe ha sottolineato che il governo ha anche avviato un’indagine per rapimento ai danni delle attiviste, sottolineando che “non sarà lasciato nulla di intentato”.

Nei giorni successivi al loro ritrovamento le tre donne, ancora ricoverate in una struttura privata della capitale, hanno raccontato di essere state torturate dalle persone che le tenevano in custodia, secondo loro agenti di sicurezza dello Stato. La polizia ha per adesso rifiutato ogni accusa.

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