Bonaccini: “Io leader? No, devo pensare all’Emilia-Romagna”. E sulla fase 2 dice: “Cautela”

Bonaccini si chiama fuori dal ruolo di guida a livello nazionale: "Mi davano tutti per sconfitto a gennaio, poi ce la siamo cavata. Ma guai a pensare che la sfida per l'Italia sia vinta"
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BOLOGNA – “Sto governando l’Emilia-Romagna ed è già impegnativo fare questo”. Nonostante il palcoscenico nazionale che si è guadagnato con la vittoria in Regione il 26 gennaio (ma anche con la gestione dell’epidemia di coronavirus), Stefano Bonaccini al momento non accetta di essere citato come leader politico nazionale insieme al collega leghista Luca Zaia. Nonostante l’uscita proprio in questi giorni del suo libero “La destra si può battere”, in tour un po’ in tutti i programmi tv, e nato proprio dalla riconferma in viale Aldo Moro.

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Io non sono leader di nessuno, nel senso che mi davano tutti per sconfitto a gennaio, poi ce la siamo cavata perfino meglio di come potevamo immaginare noi inguaribili ottimisti”, dice Bonaccini, oggi all’Aria che tira su La7. Ma il governatore qualche suggerimento per la sua parte politica ce l’ha comunque. “Se il Pd e il centrosinistra pensassero con quella vittoria in Emilia-Romagna di aver già vinto nel paese- avverte- prenderebbero un abbaglio clamoroso, perché il consenso alla destra è ancora molto forte, anche qui. Ma si può trarre da quella esperienza qualche insegnamento, il primo è che è meglio essere a favore di qualcosa che contro qualcuno”.

A Bonaccini non piace molto nemmeno la nomination da “futuro del Pd”. “Intanto- risponde- abbiamo un segretario che è mio amico e a cui voglio molto bene che si chiama Zingaretti. Soprattutto, devo pensare all’Emilia-Romagna”.

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“CAUTELA, PARTITA NON E’ ANCORA VINTA”

Non ci sta a passare per presidente ‘aperturista’. “Io per primo ho interesse che non si dica che è vinta la partita, quindi grande cautela”, sottolinea il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che è tornato oggi sul lungo braccio di ferro col Governo sulle riaperture di oggi. Il rischio, infatti, è sempre che una inversione di tendenza nei contagi rimetta tutto in discussione. Nei protocolli che alla fine hanno ricevuto l’ok, ricorda il governatore, “la gran parte delle restrizioni richieste dal comitato tecnico-scientifico sono presenti. Ci sono piccole variazioni, perché abbiamo spiegato che non era portare da cinque a quattro metri la distanza degli ombrelloni” nelle spiagge “a fare il dramma, così come se nelle fabbriche ci sono lavoratori ne possono stare ad un metro al lavoro tutto il giorno senza mascherine, ecco partiamo di lì per mettere in campo il buon senso per ripartire“.

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Però, ricorda Bonaccini durante la trasmissione, “abbiamo detto al Governo che le linee guida bisognava fossero compatibili col poter riaprire, perché tutte le categorie economiche ci dicevano che se rimanevano quelle non avrebbe riaperto nessuno”. Per il resto, Bonaccini getta acqua sui retroscena della lunga notte pre-decreto.

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“Io non litigo mai con nessuno- chiarisce- anzi ho il dovere di provare a comporre diverse posizioni per il ruolo che rappresento in conferenza delle Regioni. Più che le parole andrebbero giudicati i fatti, e i fatti dicono che abbiamo trovato un accordo”. Certo, per riaprire una attività “qualche giorno in più a disposizione servirebbe, ma in Emilia-Romagna all’inizio della settimana scorsa avevamo già siglato i protocolli con le associazioni economiche, i sindacati e gli enti locali”, ricorda ancora il presidente.

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18 Maggio 2020
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