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Tg Sanità, edizione del 18 maggio 2020

DL RILANCIO. SPERANZA: 3,5 MLD AL SSN E RETE TERRITORIALE PIÙ FORTE

Con il ‘decreto rilancio’ vengono stanziati 3 miliardi e 250 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza, secondo cui si tratta di “una cifra molto più alta di quella che usualmente lo Stato investiva in un intero anno sul Ssn. Ci volevano due, tre anni per una cifra di questo tipo- ha commentato- invece in un colpo solo abbiamo cifre molto importanti”. Con il decreto si rafforza quindi la rete territoriale per la quale “mettiamo in campo 9.600 infermieri, con la figura dell’infermiere di famiglia- ha aggiunto Speranza- e investiamo in particolare sui servizi domiciliari alle persone fragili, facendo passare l’Italia dal 4% della platea di assistiti al 6,7%, cioè lo 0,7% in più della media Ocse”.

CORONAVIRUS. SILERI: POSSIBILI SPOSTAMENTI FRA REGIONI DALL’1 GIUGNO

“Penso che dal primo giugno ci sarà la possibilità di spostarsi da una regione all’altra”. Lo ha detto il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, secondo cui non si può “non tenere conto che ci sono 12 regioni che hanno meno di 12 infetti”. Sileri ha quindi voluto aggiungere: “Ovviamente non posso garantire oggi la libertà del movimento fra diverse regioni, perché è un momento di osservazione e la fase 2 è ancora all’inizio- ha spiegato Sileri- è come se all’Italia fosse stata data una lettera di dimissioni dopo una brutta malattia, adesso ha un periodo di convalescenza di due settimane”. Per il viceministro, infine, dobbiamo “essere pronti a non farci prendere alle spalle da eventuali altri contagi”.

GIOVANNI REZZA NUOVO DIRETTORE GENERALE PREVENZIONE MINISTERO SALUTE

È Giovanni Rezza il nuovo direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute.  Sostituirà Claudio D’Amario, passato alla direzione della sanità della Regione Abruzzo. A darne l’annuncio è stato il ministro Roberto Speranza, secondo cui Rezza è “uno scienziato di qualità che mette la sua esperienza al servizio del Paese”. L’epidemiologo Rezza, romano classe 1954, si è laureato all’Università Sapienza di Roma nel 1978, nel 1982 ha conseguito la specializzazione in Igiene e Medicina preventiva e nel 1986 in Malattie Infettive. Dal 1991 è stato dirigente di ricerca all’Istituto superiore di Sanità e dal 2016 direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS. Ha collaborato per l’Organizzazione mondiale della Sanità, è stato membro dell’Unità di crisi del ministero della Salute sul tema Influenza AH1N1. È autore di oltre 400 articoli pubblicati su prestigiose riviste nazionali e internazionali (tra cui ‘The Lancet’ e ‘Nature’).

IMMUNOLOGO: IMPROBABILE AUMENTO CONTAGI SE CITTADINI VIRTUOSI

“L’indice R0, ormai da più di tre settimane, tende ad essere inferiore ad 1. Se i comportamenti dei cittadini si mantengono responsabili anche in questa fase 2, allora, è molto improbabile che ci sia un aumento dei contagi”. Ne è convinto l’immunologo clinico Francesco Le Foche, responsabile del Day hospital di Immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I di Roma, interpellato sul tema dall’agenzia Dire. “Il problema della riapertura è stato affrontato in termini di percentuale di mobilità- prosegue Le Foche- e finora questo non mi pare abbia fatto aumentare i contagi. Il rischio ovviamente c’è, ma è inversamente proporzionale ai nostri comportamenti, che dovranno continuare ad essere responsabili”. E se nelle prossime settimane manterremo un giusto comportamento, per Le Foche avremo “l’opportunità di vivere una buona estate, non vincolata eccessivamente dal Coronavirus”.

SIOOT: L’OSSIGENO OZONO TERAPIA NEGATIVIZZA IL COVID-19 IN 7 GIORNI

“Se al comparire dei primi sintomi potessimo trattare con l’ossigeno ozono terapia tutti i pazienti Covid a domicilio, potremmo riaprire subito tutto, dai cinema alle palestre, fino alle scuole”. Così il presidente della Società Internazionale di Ossigeno Ozono Terapia, Marianno Franzini, durante un’intervista rilasciata via Skype all’agenzia Dire. “Utilizzando questa pratica medica, che ha ottenuto il via libera dall’Istituto superiore di Sanità- ha proseguito Franzini- questo virus potrebbe essere curato a casa come una normale influenza e nel giro di una settimana/dieci giorni si guarirebbe. Occorrerebbe solo fare subito il tampone a chi manifesta i sintomi da Covid-19 e, in caso di positività, cercare un medico ‘attrezzato’ che conosca la tecnica e sia disponibile ad offrire un’assistenza domiciliare dalle tre alle cinque volte nell’arco di dieci/quindici giorni”.

CORONAVIRUS. MORTALITÀ PER MALATTIE CARDIACHE TRIPLICATA PER PAURA CONTAGIO

“I ricoveri per malattie cardiovascolari in Italia, prendendo in considerazione lo stesso periodo rispetto all’anno precedente, sono diminuiti mediamente del 50% con punte fino al 70% nelle regioni più colpite dal Covid-19. Questo ha comportato un aumento di circa tre volte della mortalità per malattie cardiovascolari, sia per quelle acute come l’infarto miocardico sia per quelle croniche come la stenosi aortica”. Lo ha spiegato in una intervista rilasciata all’agenzia Dire Paolo Golino, direttore di Cardiologia-Utic ‘Vanvitelli’ dell’ospedale Monaldi di Napoli. La ragione principale, ha spiegato Golino, è  da ricercare nel “timore dei pazienti di recarsi in ospedale e contrarre l’infezione da Covid-19. Molti pazienti sono rimasti a casa anche in presenza di sintomi molto chiari e preoccupanti”. L’esperto ha quindi raccomandato alla popolazione di “non sottovalutare i sintomi di altre malattie per paura di essere contagiati, perché gli ospedali sono luoghi sicuri”.

CORONAVIRUS. GELLI: SANITARI ORA RISCHIANO AZIONI LEGALI, PARADOSSALE

“Il Covid-19 non conosce linee guida o buone pratiche alle quali commisurare la diligente presa in carico dei singoli pazienti da parte degli operatori della sanità”. Così il presidente della Fondazione Italia in Salute e autore della legge sulla responsabilità professionale sanitaria, Federico Gelli, interpellato sul tema dall’agenzia Dire. “In una situazione drammatica e complessa, come quella che si è venuta a creare negli ultimi mesi- ha proseguito Gelli- è alto il rischio che gli operatori sanitari vengano esposti a denunce e azioni legali. Ma dobbiamo evitare che chi ogni giorno mette a rischio la sua vita per salvare quelle degli altri, lavorando in condizioni difficili, spesso senza neanche aver potuto contare su dispositivi di protezione individuale adeguati, possa incappare in situazioni di questo genere. Sarebbe un paradosso inaccettabile”. La soluzione, secondo Gelli, è dunque quella di “un intervento legislativo che riconosca chiaramente la condizione emergenziale, quale contesto peculiare, e preveda nel suo ambito la rilevanza della ‘sola’ colpa grave, definita secondo parametri coerenti alla situazione attuale”.

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18 Maggio 2020
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