giovedì 14 Maggio 2026

Il Dl Sicurezza si blocca sugli “incentivi” agli avvocati per i rimpatri, Mantovano al Quirinale

L'Associazione nazionale forense contro i compensi per rimpatri volontari dei migranti: "La Camera elimini la disposizione"

BOLOGNA – “Abbiamo chiesto e ottenuto la sospensione dell’esame dell’emendamento sull’avvocatura in attesa dell’esito dell’incontro in corso tra Governo e Quirinale”. Lo riferisce il Partito Democratico nel corso dei lavori in Commissione a Montecitorio, su richiesta della capogruppo Chiara Braga.
I dem denunciano un iter “compresso e forzato”, con il provvedimento “trattenuto a lungo al Senato” e l’approvazione di norme ritenute “palesemente sbagliate e incostituzionali”.
Sul nodo avvocatura, il Pd sottolinea che il Parlamento “non può lavorare alla cieca” su una disposizione ancora oggetto di interlocuzioni istituzionali.
Per i democratici, proseguire senza chiarimenti avrebbe rischiato di trasformare il lavoro parlamentare in una “farsa”, in assenza di elementi certi sugli sviluppi del confronto al Colle. “Registriamo – ha concluso Braga – che la maggioranza è allo sbando”.

“La più radicale contrarietà rispetto all’introduzione, nel nuovo DL sicurezza, di una disposizione che oltre a modificare la natura della prestazione professionale resa da un avvocato, ne prevede un compenso per prestare assistenza al rimpatrio volontario di migrante“. La esprime Giampaolo Di Marco, segretario generale Anf, Associazione nazionale forense. “Un’aberrazione giuridica sotto molteplici profili: civili, amministrativi e soprattutto in palese violazione dei diritti fondamentali dello Stato di diritto e delle norme deontologiche che regolano la professione forense”, prosegue il segretario Anf.

“Il legislatore pare di fatto ignorare quale sia la funzione sociale e costituzionale dell’avvocatura, nonché come la prestazione professionale possa e debba essere resa; è quindi nostro dovere ricordare che è compito di ogni avvocato tutelare i diritti soggettivi in totale indipendenza ed autonomia, non agevolare politiche governative con attività incompatibili con l’art. 24 della nostra carta costituzionale e larga parte del restante ordinamento giuridico nazionale e internazionale. A ciò si aggiunga che l’incentivo economico previsto rischia indurre i legali a far compiere ai propri assistiti scelte che non siano nel loro superiore interesse, generando altresì un potenziale conflitto di interessi”.

Anf auspica, quindi, che il passaggio alla Camera dei Deputati del DL oggi licenziato in Senato possa prevedere “l’integrale eliminazione della disposizione in esame, riservandosi in mancanza di adottare ogni forma di protesta consentita dal nostro ordinamento invitando tutta l’avvocatura istituzionale e associativa ad unirsi contro la disposizione approvata”.

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