VIDEO | Europee, Amnesty contro l’hate speech: al vaglio 100mila messaggi

Ong: "Nel mirino non solo migranti e rom ma anche donne e libertà"
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ROMA – Migranti e rom, ma anche e sempre più persone Lgbti, donne, difensori dei diritti umani, disabili: sono queste, hanno ammonito oggi a Roma gli attivisti di Amnesty International, le “categorie” più a rischio di campagne di odio a ridosso delle elezioni europee di maggio. Un pericolo, quello rappresentato dall'”hate speech“, che si manifesterebbe ormai di frequente in modo indiretto e subdolo. “I leader politici sono divenuti più scaltri” ha sottolineato Martina Chichi, esperta dell’ong: “Veicolano discorsi di odio non in modo palese ma con un linguaggio tollerato o tollerabile, magari impiegando emoticon o combinazioni di parole in apparenza innocue ma che in realtà hanno una funzione ben precisa”.

Secondo Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International in Italia, il contesto è quello di “una marcia indietro sui diritti umani che in Europa non ha precedenti da 70 anni”. In una conferenza nella sede dell’Associazione della stampa estera, i rappresentanti dell’ong hanno denunciato le responsabilità di parte della classe politica e, in vista del voto di maggio, presentato un nuovo sistema di monitoraggio.

“Utenti rispondono ai messaggi dei candidati con odio”

“Vogliamo rivelare la correlazione tra i messaggi dei candidati e le reazioni di odio degli utenti, osservando come i diritti umani e civili diventano tema di dibattito” ha spiegato Chichi all’agenzia ‘Dire’. “Rispetto alle elezioni italiane del 2018 abbiamo introdotto nuovi algoritmi che consentiranno di raccogliere in modo automatico contenuti da Facebook e da Twitter: l’obiettivo è superare quota 100mila messaggi, per avere un campione statistico rilevante che sia base solida per riflettere su come rispondere al fenomeno dei discorsi di odio“.

Nella fase più delicata il meccanismo si fonderà sul lavoro di circa cento attivisti, chiamati a valutare i contenuti. “Il 17 maggio diffonderemo i dati aggregati preliminari, per fare il punto sulle tendenze generali e offrire una visione d’insieme a pochi giorni dalle europee” ha annunciato Chichi. “Il report finale, con la possibilità di analizzare come ciascun candidato abbia condotto la propria campagna e se abbia utilizzato hate speech, sarà invece pubblicato alla vigilia dell’insediamento del nuovo parlamento Ue a inizio luglio”.

Già da tempo, del resto, è al lavoro la “task force hate speech“: una rete di 150 attivisti di Amnesty che dal novembre 2017 intervengono nello spazio dedicato ai commenti delle pagine online e delle piattaforme social. Secondo gli esperti dell’ong, “è spesso a margine degli articoli che possono svilupparsi discorsi d’odio nei confronti di minoranze o soggetti-bersaglio, tutti a rischio discriminazione”.

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